Fritz Perls nasce a Berlino nel Luglio 1893 da una famiglia ebrea.
Il sopravvento del nazismo lo costringe a fuggire in Sud Africa dove, nel 1934, fonda l’Istituto sudafricano di Psicoanalisi. La sua filosofia, successivamente ampliata e pubblicata con il titolo “L’Ego, la fame e l’aggressività” (1947), rappresenta il passaggio dalla psicoanalisi ortodossa alla visione gestaltica.
La Terapia della Gestalt, inizialmente definita “Della Concentrazione” o “Esistenziale”, utilizza il termine tedesco Gestalt che significa “struttura-forma”.
Essa si riferisce al concetto insiemistico dell’omonima psicologia della percezione, che mette in evidenzia l’attitudine della psiche umana a cogliere l’insieme che dà senso e supera la semplice somma degli elementi costitutivi.
L’attenzione degli Psicologi della Forma si era rivolta alle caratteristiche delle funzioni percettive; il merito di Perls fu innestare questi contributi sul terreno della teoria e della pratica Psicoanalitica.
Terminata la guerra, Perls si trasferisce a New York; nel 1951 pubblica “La terapia della Gestalt”; tra il ‘52 e il ‘54 fonda i primi Istituti di Gestalt ed effettua continui viaggi per presentare il nuovo metodo di lavoro.
Non si tratta ovviamente di veri e propri percorsi psicoterapici, ma di tocchi magistrali che danno il senso del potenziale raggiunto da quest’uomo, a compimento della sua opera di sintesi e di inesausta ricerca.
Le sessioni di Perls vengono registrate, filmate ed in parte raccolte in un volume che uscirà con il titolo “Gestalt Verbatim” (1968).
Nel giugno del 1969, al massimo del suo successo, Perls decide di trasferirsi con una trentina di collaboratori in Canada per dare vita ad una esperienza comunitaria ispirata dai principi della Gestalt.
Muore il 14 marzo 1970 prima di svolgere un periodo di insegnamento presso l’Università di Stato della Georgia dove si era proposto di “mostrare cosa può essere uno psichiatra ed un uomo”.
Questo era, infatti, il suo vero progetto: essere un uomo capace di una varietà estrema di reazioni e di emozioni, un “perfetto animale... nel senso nobile del termine".