Cognizione, presa di coscienza
derivato di consapere, composto di con e sapere.
Questa parola denota un fenomeno estremamente intimo, e di importanza cardinale.
Non è un superficiale essere informati, né un semplice sapere - e si diparte anche dalla conoscenza, più intellettuale.
La consapevolezza è una condizione in cui la cognizione di qualcosa si fa interiore, profonda, perfettamente armonizzata col resto della persona, in un uno coerente.
È quel tipo di sapere che dà forma all'etica, alla condotta di vita, alla disciplina, rendendole autentiche.
La consapevolezza non si può inculcare: non è un dato o una nozione.
È la costruzione originale del proprio modo di rapportarsi col mondo - in quanto sapere identitario, davvero capace di elevare una persona al di sopra dell'ignoranza e della piana informazione.
È il caso della consapevolezza del rischio, che non frena ma rende accorti;
della consapevolezza delle proprie capacità, che orienta ed entusiasma;
della consapevolezza del dolore, che rende compassionevoli e gentili;
della consapevolezza di essere amati, che rende invulnerabili.
Diventare consapevoli di quanto accaduto, di come siamo cambiati, di quale futuro ci sta davanti è un passo fondamentale nella direzione giusta.
Chi è consapevole non subisce ma può affrontare e rielaborare.
Consapevolezze condivise rendono possibile un agire comune.
Per chi evita o non riesce ad affrontare un percorso di consapevolezza i vissuti rischiano di trasformarsi in un passato che non passa.