Disfunzioni Relazionali nella Coppia

Insofferenza

L’insofferenza si verifica quando le persone si oppongono l’una all’altra con costrutti articolati di comportamento. Quanto più uno è, intenzionalmente, ordinato, preciso, metodico, ripetitivo, tanto più l’altro è, intenzionalmente, confusionario, vago, innovativo e creativo.

L’insofferenza produce litigio.

La disponibilità scaturisce dall’apertura verso l’altro che rende possibile un’azione positiva senza che ciò costi molta fatica. Spesso è valutata nell’intenzione più che nel risultato.

La disponibilità consente di superare l’insofferenza.

 

Fastidio

Il Fastidio ha la caratteristica fondamentale di essere epidermico, a pelle, immediato. Si orienta su come il partner cammina, parla, mangia, dorme, rumoreggia, ecc. La coppia contraddistinta da Fastidio discute e soffre, perché il partner è in un certo modo, si esprime in un certo modo, fa certe determinate cose.

L’integrazione è la base per una buona organizzazione, e non il contrario. Vi è integrazione quando nessuno travalica o tradisce le aspettative che l’altro aveva riposto su di lui: il gioco delle parti, dei compiti, delle funzioni e dei ruoli è armonioso. L’integrazione è l’antidoto del fastidio perché rispetta l’identità di ciascuno e mette tutti nella “giusta distanza relazionale” reciproca.

 

Delusione

La Delusione si radica fortemente quando le persone si sono illuse, interpretando il comportamento dell’altro in sintonia con le proprie aspettative. La delusione può manifestarsi improvvisamente,  in seguito a un inganno, ma cresce lentamente in piccole esperienze quotidiane, poco percettibili. La delusione conduce al risentimento espresso attraverso la calunnia o il tradimento.

La complementarità nasce dalla consapevolezza che l’uno farà le cose che non possono essere fatte dall’altro. Si fonda sulla serena accettazione che gli altri stiano facendo esattamente ciò che c’é bisogno di fare perché è utile per tutti. Lo sfondo della complementarità è la tranquillità e il realismo ed è l’antidoto alla delusione perché non si fonda su aspettative fantastiche.

 

Logoramento

Il Logoramento è frutto di rapporti superficiali con manifestazioni appariscenti ed estetizzanti. E’ una certa immagine, un tono sempre “sopra le righe”, che logora le persone costrette a dare risposte all’”altezza della situazione”, mai del tutto vere o del tutto chiare. L’usuale fuga dal logoramento si traduce nel tentativo di mantenersi indifferenti, ma l’accumulo conduce a manifestazioni di isteria.

L’incontro è l’antidoto del logoramento perché presuppone la assoluta diversità delle persone, compresa l’estraneità dei modelli mentali e degli schemi d’azione, ma le impegna nell’obiettivo di scoprire che le diversità sono una potenza a cui ciascuno può attingere. L’incontro produce unità.

 

Evitamento

L’evitamento è precostituita indisponibilità alla relazione. I motivi psicologici dell’evitamento sono: inibizione, incapacità di stabilire rapporti, eccesso di sensibilità, bassa autostima ma anche senso di superiorità, megalomania o superbia. L’evitamento preclude ogni possibilità di vita comune. Il fastidio nasce dalla reattività di rifiuto “a pelle” di gesti, modi di fare, odori, rumori, sapori, immagini emanati da qualche persona. Conduce a rassegnazione e sopportazione e al tentativo di mettere in atto l’allontanamento dall’altro. Il fastidio si manifesta in atti di vendetta: piccoli dispetti o vere e proprie violenze.

La dialogicità è possibile quando ci siano “cose da dire” e ci sia un contesto in cui possono essere dette. Genera la consapevolezza che, anche in situazioni di idee divergenti, la discussione può essere condotta a buon fine. La dialogicità è l’antidoto all’evitamento perché diminuisce le tensioni, supera le impressioni troppo superficiali o troppo appariscenti.

 

Incomprensione

L’incomprensione è l’incapacità di trovare il motivo del comportamento che l’altro mette in atto. Sebbene sia chiaro ed evidente ciò che l’altro fa, non si capisce perché lo faccia, come sia possibile che l’altro non capisca che ciò che fa non è quello che si deve fare in quella circostanza. Il confronto è sterile perché ciascuno pensa: “possibile che non capisca che…?”.

Aumenta così la necessità di osservazione e di controllo del comportamento altrui, con vere e proprie ossessioni e modelli di comportamento paranoici.

Simile all’incomprensione, è l’equivoco: nasce quando le azioni non sono sinergiche ed orientate allo stesso fine o, se orientate allo stesso fine, sono svolte in modi e tempi diversi. L’equivoco rende impossibile l’intesa e conduce alla caduta della fiducia, alla diffidenza, al sospetto ed alla ripetuta attuazione di comportamenti che danneggiano se stessi e gli altri.

Il riconoscimento porta a scoprire che gli altri vivono le stesse emozioni. Si insegna il riconoscimento attraverso espressioni del tipo: “ ma lei non si è accorto che…” spiegando il motivo per cui una terza persona manifesta un certo comportamento. Il riconoscimento è l’antidoto dell’equivoco: si basa sulla comprensione delle aspirazioni, delle frustrazioni e delle difficoltà dell’altro.

 

Miglioramento e Prevenzione

Il miglioramento relazionale è possibile laddove si sia compiutamente compreso il processo di squilibrio oppositivo tra le persone.

La prevenzione del conflitto è un processo diverso dall’arbitrato di controversie mediante compromessi accettabili, poiché le contese sono atti comunicativi delle ragioni psicologiche di opposizione e l’intervento richiede comunicazioni che costruiscano specifici antidoti per ciascuno dei rapporti critici precedentemente analizzati.