L' Esercizio del migliore amico

Il Consulente chiede al cliente di annotare i propri pensieri negativi quando si trova in difficoltà.

 

Facciamo un esempio: Quando non sei riuscito in qualcosa cosa ti sei detto:

Risposta del cliente: “Sono veramente un’incapace, lascio perdere, non ce la farò mai”.

 

Poi si chiede al cliente se avrebbe detto una cosa del genere al suo migliore amico se si fosse trovato nella sua stessa situazione.

 

"Ovviamente no", risponde il cliente, perché si rende conto che un discorso del genere sarebbe inopportuno e inefficace.

 

Dopo di che si chiede al cliente di modificare il discorso con se stesso come se dovesse farlo al proprio amico: che cosa direbbe ad un suo amico che si dovesse confrontare con il suo problema?

Il discorso allora si modifica, diventa meno rigido, più “affettuoso” e stimolante:

“D’accordo è dura, stavolta non ce l’hai fatta. Sono cose che capitano. Lavorando, a poco a poco, ci potresti riuscire. Altrimenti, se è troppo difficile per te, lascerai perdere”.

 

A poco a poco, con questo esercizio, si sollecita e si sprona il cliente a modificare il dialogo interno che ha con se stesso.

Si insegna alla persona a parlarsi come parlerebbe ad un amico e dunque in un tono meno critico, meno rigido e più incoraggiante.

 

Una buona autostima è molto simile all’amicizia poiché l’amicizia riesce ad associare:

  • "esigenza" (non permettere ai nostri amici di fare qualsiasi cosa)
  • "benevolenza" (non giudicarli ma essere disposti ad aiutarli)
  • "presenza" (essere attenti e disponibili per loro)
  • "tolleranza" (accettarne anche i difetti e le manchevolezze) 

Imparare dunque ad essere amici di noi stessi si può ed è fondamentale per il nostro benessere, per aumentare l’autostima e uscire dal delirio di onnipotenza.