Il Processo di Individuazione

Carl Gustav Jung 1935

Il concetto di Individuazione è stato elaborato nell'ambito della psicologia analitica dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, negli anni '20.

Esso indica quel processo psichico, unico e irripetibile di ogni individuo, che consiste nell'avvicinamento dell'Io con il Sé, cioè con una crescente integrazione e unificazione dei complessi che formano la personalità.

Questo avvicinamento avviene tramite l'attribuzione di significato ai simboli che l’individuo incontra durante la sua vita, e alla loro interpretazione.

Si possono trovare simboli nel mondo interno e nel mondo esterno: all’interno attraverso regressioni e progressioni della libido; all’esterno attraverso la sincronicità. Si tratta, in questo senso, di un vero e proprio “viaggio spirituale” verso una maggiore consapevolezza di sé.

Il processo di individuazione, in termini ancora più collettivi, avviene attraverso tappe differenti. L'inconscio personale e l'inconscio collettivo vengono esperiti dall'individuo in modo diverso: si passa dal viverli in modo passivo, ossia inconscio, al viverli in modo attivo ossia consapevole.

Sotto questa luce l'Individuazione è il frutto della continua collaborazione tra Coscienza, Inconscio, Io e Sé.


La prima tappa è caratterizzata dall'archetipo dell'Ombra.

L’Ombra rappresenta tutti quegli aspetti che l'individuo non conosce di se stesso, tutto ciò che è stato rimosso a causa dell’educazione e delle influenze dell'ambiente. Questi elementi sono rappresentati nei sogni e nei simboli generalmente con figure demoniache, discariche, viaggi nell'oscurità, mostri e inseguimenti.


La seconda tappa è caratterizzata dall'incontro con l'archetipo dell'Anima per il maschio e l'Animus per la donna.

L'Anima rappresenta tutti gli aspetti prettamente psichici e mentali, ossia il è primo contatto iniziatico dell'individuo con la propria psicologia. Viene rappresentata come una donna, una figura femminile.

Questo archetipo è, tra tutti, il più comunicativo perché sommerge l'individuo di immagini provenienti dall'inconscio, crea illusioni e complicazioni, nonché anche crisi.

L'Animus rappresenta tutti gli aspetti prettamente maschili, pratici e concreti, razionali, e reali, ossia il contatto con la sfera del diretto e del tangibile, il "ora e qui". Questo archetipo è il più battagliero e pragmatico ed è pericoloso per le sue capacità strumentali e armamentari di sommergere l'individuo.

Viene rappresentato nei sogni con la guerra, il fabbro e simboli simili.

La non comprensione di tale archetipi può costare un blocco, una stasi, una nevrosi.

Entrambi hanno potenzialità di creatività e distruzione.


La terza tappa è caratterizzata dall'incontro con il Vecchio Saggio.

Tale archetipo è da intendere come il corrispondente speculare della figura maschile, ossia paterna, della Grande Madre.

È quell'archetipo in cui sono rinchiuse tutte le potenzialità dell'individuo, ossia la sua previsione, la sua capacità di ragionamento e la sua esperienza.

La Grande Madre rappresenta la meta finale della psicologia femminile; il Vecchio Saggio rappresenta tutto ciò che l'individuo sta per diventare dopo aver attraversato le fasi precedenti (un uomo, un saggio che sa, che ha conosciuto il passato, il presente e il futuro).

Il Vecchio Saggio è capace di districarsi dalla tela appiccicosa dell'Anima e dalle battaglie furenti dell'Animus e come tale viene rappresentato come un consigliere, un filosofo, un esperto in materia.

La sua non comprensione può tenere saldo l'individuo nella sua situazione bloccandone l'evoluzione che rappresenta.


La quarta tappa è caratterizzata dall'incontro con l'archetipo del Sé.

Tale archetipo è la summa del percorso di individuazione, il fine dell'individuo che si dispiega avanti a lui, come un fiore che sboccia. Viene rappresentato come luce, come mandala, come quaterna, come centro e come Dio.

Tale archetipo rappresenta l'individuo stesso, tutto ciò che durante la strada ha visto e ha accumulato. Se l'individuo ha incontrato il Sé significa che l'Io è allineato con esso. Non andarci incontro significa semplicemente che il percorso non è ancora terminato.

 

Il percorso di individuazione caratterizzato dalle diverse tappe rappresenta quindi una possibilità per l'individuo di non sentirsi bloccato nel suo percorso personale, ma incentivato a scavalcare i suoi blocchi e andare avanti.

Ogni individuo ha un proprio percorso, filtrato dalla sua personalità.

Seguire la propria strada, che si dispiega da sola e viene dispiegata dall'individuo, è secondo la scuola junghiana, un ottimo primo passo verso la crescita e la maturazione individuale; non andarci incontro significherebbe scontrarsi con equilibri instabili nati dalla polarità troppo forte e ingestibile del mondo interiore (inconscio, anima) e del mondo esteriore (maschera, persona), che creano sofferenze ed emotività troppo alterate causando danni a se stessi e agli altri.

 

L’inconscio è ricco di fini: poterli gestire coscientemente diventa un atto automaticamente terapeutico. Essendo un percorso impegnativo, ricco di trappole ma anche di tesori, ogni individuo ha un suo tempo personale a disposizione che dipende dalla struttura fisiologica.

Secondo Jung, dare un fine alla propria vita non potrebbe fare altro che migliorarla.