Comunicazione: le definizioni
Abbiamo bisogno di definizioni. Abbiamo bisogno di concordare un significato perché possa veicolare informazioni nel modo più efficace e rapido possibile. Così abbiamo inventato un sistema funzionante per rappresentazioni, in cui a una sequenza di suoni viene associata una rappresentazione. Quindi la sequenza di suoni”s-e-d-i-a”rappresenta un oggetto con precise caratteristiche. Questo sistema, però, presenta imperfezioni. L’oggetto sedia non è soltanto un”piano sostenuto da gambe atto a offrire appoggio a una persona seduta”, ma in se conserva ogni funzione che abbiamo imparato nel corso della nostra vita. Se proviamo a immaginare una sedia, probabilmente vedremo come una fotografia di un oggetto di materiale diverso, strutturato in maniera diversa a seconda dell’esperienza soggettiva. A seconda di queste esperienze potremmo provare un senso di comodità, oppure di scomodità, di pigrizia, di attivazione e via discorrendo. Quando recuperiamo una rappresentazione, recuperiamo tutte le informazioni connesse ad essa, di conseguenza la definizione assume contorni che sfumano a seconda della persona richiamante. Meno la rappresentazione è concreta, maggiore sarà la difficoltà a definirla. Così, se già diventa difficile ottenere l’esatta corrispondenza nella definizione condivisa di”sedia”, risulta molto più difficile ottenerla con concetti astratti, come verbi, emozioni e similari.
Comunicazione: la mappa del mondo
La mappa del mondo è un concetto alla base del processo comunicativo. Fin da quando siamo piccoli iniziamo a interagire con il mondo, a farci un’idea di come funzionano le cose attorno a noi. Sviluppiamo, come detto, una nostra personale definizione del mondo che ci circonda. Facciamo un esempio: la mamma. La mamma non è solo chi ci mette al mondo, dico bene? Ma ha in se numerosi altri significati. Ora, se pensiamo a una madre prodiga di coccole e di amore, costruiremo una definizione, un’idea di mamma positiva e particolare, unica e legata al nostro rapporto con questa importante figura. Faremo lo stesso con una madre più emotivamente distante, magari più propensa alla critica. Due bambini con due mamme diverse costruiranno una definizione diversa della rappresentazione”mamma”. Non finisce qui. La nostra idea di mamma nasce dalla prospettiva con cui guardiamo questa relazione. La mamma, prima di tutto, è un essere umano. Noi la guarderemo con un determinato tipo di sguardo. Quell’essere umano che noi chiamiamo mamma, però, è guardato dal papà con un altro tipo di sguardo. La stessa persona, quindi, viene vista in maniera diversa a seconda dell’osservatore che avrà di essa una definizione diversa. Lo stesso vale per ogni tipo di persona o oggetto. Pensiamo a una statua. Se è più alta di noi la reputeremo”alta”, ma se è più bassa la reputeremo”bassa”. L’oggetto è lo stesso, ma lo percepiremo in maniera differente. Al di là della percezione fisica(alto, magro, etc) dobbiamo aggiungere tutta una serie di percezioni più elaborate(bello, tranquillizzante, etc). Queste sono delle semplificazioni, in realtà costruiamo un’idea ben più complessa e stratificata! Facciamo questo per ogni aspetto che ci circonda, fin dalla nascita e, lentamente, costruiamo una mappa del mondo. Ma è solo una mappa, un nostro complesso approccio al mondo, non indica effettivamente la realtà. In effetti, si può intendere la comunicazione come il confronto tra diverse mappe del mondo nel tentativo di migliorare la mappa stessa e renderla sempre più dettagliata e ampia
Comunicazione: i componenti
Diverse discipline si approcciano alla comunicazione in maniera differente, a seconda degli scopi e del motivo dello studio. Ognuna di queste individua diversi elementi nella comunicazione. Ma tutti concordano su alcune parti che la compongono. Queste sono: gli emittenti, i riceventi, i canali, i messaggi, il quadro di riferimento, la funzione.
Comunicazione: Gli assiomi
La scuola di Palo Alto, in California, fornisce importanti studi sulla comunicazione. Un suo esponente, il dottor Paul Watzlawick, nel 1967 ha formulato degli assiomi, ovvero delle proprietà tipiche della comunicazione. Alcuni di questi 5 punti sono estremamente interessanti per sviluppare la nostra conoscenza dell’argomento.
1- Non si può Non comunicare. Questo assioma è correlato al concetto di comportamento. Ogni comportamento è di fatto portatore di un messaggio. Proviamo a pensare a quando siamo fermi. Stiamo effettivamente dando un’informazione, ovvero che non c’è movimento! Lo stesso si può dire di qualsiasi comportamento. Non è possibile adottare un non-comportamento, ovvero non possiamo scegliere di”non comportarci”. Se, dunque, stiamo sempre adottando un comportamento e se ogni comportamento comunica qualcosa, allora stiamo sempre comunicando! Forse non sappiamo cosa, forse non sappiamo a chi, ma sappiamo che stiamo comunicando. Importante sottolineare che intendiamo come comunicazione un sistema in cui siano coinvolti almeno un emittente e un ricevente
2 – Ogni comunicazione possiede almeno due livelli. Uno è il livello informativo, ovvero l’informazione pura e semplice. “Ho un cane”, ad esempio, porta l’informazione del possesso del cane. Un altro livello e caratterizzato dall’aspetto relazionale. Ogni comunicazione è inquadrata nella relazione delle parti che vi partecipano. La stessa informazione avrà caratteristiche diverse se fatta, ad esempio, verso uno sconosciuto piuttosto che in un quadro più intimo. Un esempio può forse chiarire meglio questo aspetto. Prendiamo una frase come”Sono Fabrizio”. Se detta in classe, in un momento di presentazione, avrà caratteristiche diverse, sia dalla funzione sia dalla relazione in cui questa frase viene enunciata. Se detta di fronte a un estraneo, magari a una ragazza cui intendo presentarmi, in una relazione che intendo approfondire in maniera più intima, allora avrà caratteristiche differenti. Il livello relazionale rappresenta un punto molto importante per chi intende utilizzare in maniera efficace la comunicazione.
Un quadro relazionale costruito bene permette di orientare la comunicazione in maniera più utile e produttiva.
Comunicazione: i canali
Un messaggio parte da un emittente e arriva a un ricevente. Possiamo immaginarlo come una persona che viaggia da A per arrivare a B. In questa similitudine, i canali rappresentano il modo con cui sceglie di arrivare. Può, ad esempio, viaggiare via terra, oppure via aerea, o, ancora, via acqua. Per il momento ci soffermiamo su un particolare tipo di comunicazione, quella di persona, ovvero dove le parti sono attive in tutti i loro canali e in contemporanea, ovvero dove le parti sono presenti nello stesso momento. Chiaramente una comunicazione avviene anche tramite un libro, quindi in maniera diversa da quella di persona e in differita, ma, al momento, mettiamola da parte. Utilizziamo due canali nella comunicazione che stiamo osservando. Quello verbale e quello non-verbale. Quella verbale utilizza la voce e si può suddividere in due principali sotto-canali: quello del contenuto informativo e quello para-verbale. Prendiamo, ad esempio, la frase”Ho un cane”. Il contenuto informativo è rappresentato dal possesso del cane. Ma la stessa frane verrà pronunciata con un tono, con un certo ritmo e con un certo volume. Queste caratteristiche ci danno accesso ad una serie di altre informazioni, che verranno interpretate secondo la mappa del mondo. Ad esempio, un tono più acuto potrebbe informarci di uno stato più ansioso, mentre un volume più alto uno stato più in contatto con la rabbia. Queste informazioni viaggiano sul sotto-canale para-verbale. Il canale verbale viene percepito dal nostro senso acustico ed elaborato nella stessa area del cervello che si occupa della parte linguistica. Il canale non-verbale ha anch’esso diversi sottocanali. Principalmente riconosciuti sono la prossemica, la cronemica, l’infraverbale, il sovraverbale e il preverbale. Similarmente ai sottocanali esaminati nel verbale, quelli del non verbale ci danno accesso a un’altra serie di informazioni, ma vengono percepiti attraverso altri sensi ed elaborati in aree diverse del cervello. Inconsciamente o consciamente, siamo predisposti ad utilizzare tutti i canali e a prendere una gran quantità di informazioni, anche da una frase semplice come”Ho un cane”. Immaginate, ad esempio, che chi enuncia la frase sia estremamente immobile, poi immaginatelo gesticolare mentre dice la stessa frase. Probabilmente ci darà sensazione diverse. Questo accade perché ci fa arrivare informazioni diverse. Ogni sotto canale meriterebbe una trattazione a parte. Nel totale delle informazioni che riceviamo, però, sembra che la maggior parte viaggi sul canale non-verbale. Con le dovute precisazioni, spesso viene citato a tal proposito l’esperimento di Mehrabian. Secondo le sue conclusioni, il 45%delle informazioni deriva dal canale verbale, precisamente il 7%dal sotto-canale informativo e il 38% dal sottocanale paraverbale, il restante 55%deriva dal canale non-verbale.
Comunicazione: Funzione e Scopo
Noi comunichiamo per un motivo. Ovvero, la comunicazione, di qualsiasi tipo sia, ha una funzione. La più basilare è la raccolta di informazioni. Pensiamo, ad esempio, di essere in una strada di campagna e di notare un trattore che ara il campo. Noi otteniamo un’informazione. Questa informazione ci darà un’idea del clima, magari ci dirà in quale periodo dell’anno siamo, comunque sia ci permetterà di avere un’idea del mondo attorno a noi. Più informazioni otteniamo, maggiore sarà il nostro adattamento al mondo, in accordo con le interpretazioni di queste informazioni attraverso la nostra mappa del mondo. Provo a fare un esempio più specifico. Andiamo a una festa e notiamo che tutti sono in costume da bagno. Questa informazione ci permetterà di regolare il nostro comportamento. Ad esempio, potremo scegliere di cambiarci anche noi, oppure di andare via. Ma la funzione della comunicazione può essere ben più complessa. Potrebbe essere quella di informare, ad esempio, l’altra persona che siamo arrabbiati. Ancora, possiamo dare informazioni all’altra persona nel tentativo di ferirla. In chiave più positiva, possiamo cercare di darle informazioni per rasserenare una persona triste. In genere questi processi sono automatici. Il nostro cervello prende a riferimento la nostra mappa del mondo e trova la maniera migliore per comunicare, in maniera molto rapida ed efficiente, con un bassissimo dispendio di energie, così la nostra consapevolezza può occuparsi di altre cose. In questi casi possiamo parlare di funzione della comunicazione. Altre volte possiamo avere ben in mente uno scopo e orientare la nostra comunicazione per ottenerlo. Che si tratti di soddisfare una funzione della comunicazione o di raggiungere uno scopo attraverso la comunicazione, noi comunichiamo sempre.
Comunicazione: Alcuni effetti percettivi
La nostra mappa del mondo inizia a costruirsi in tempi davvero precoci. E continua a modificarsi e a strutturarsi lungo tutto il corso della nostra vita. Si struttura, però, anche secondo alcune regole. Alcune di queste regole riguardano gli aspetti percettivi e modificano il quadro relazionale, modificando di fatto la comunicazione. Proviamo a vederne qualcuno.
Teoria Implicita della personalità(TIP). Altro non è che quanto ci siamo detti fino ad ora. Noi stiamo con gli altri secondo un complesso sistema di regole e definizioni basati su come ci siamo strutturati la mappa del mondo. Ma ci dà solo una prospettiva della realtà, non la realtà vera e propria. Un esempio. Possiamo ritenere che non mettere la mano davanti alla bocca quando si sbadiglia sia maleducato. Quando vedremo qualcuno farlo, potremo vederlo in chiave negativa, strutturando così un quadro relazionale poco produttivo. Oppure, potremo ritenere che mettere la mano davanti alla bocca quando si sbadiglia sia un puntiglio eccessivo, con lo stesso risultato. Il punto è che questa informazione di per sé neutra rischia di compromettere la relazione, quindi il TIP è un effetto importante da tenere in considerazione
Effetto Alone.
Noi tendiamo ad avere un’idea degli altri. Questa idea tende a essere estesa ad ogni aspetto. Se, per esempio, riteniamo una persona simpatica(o antipatica)tenderemo ad estendere questo effetto ad ogni percezione. Se ci viene fatto notare, ad esempio, che un nostro amico intimo ha mentito, noi tenderemo a respingere questa idea perché lo percepiamo in modo positivo. Ma è solo un effetto percettivo. In effetti noi non possiamo sapere se ha mentito oppure no. Questo aspetto, sia in chiave positiva, ma soprattutto in chiave negativa, ha un importante effetto sulla relazione.
Stereotipi.
Tendiamo a prendere aspetti e ad associarli ad alcune caratteristiche. Ad esempio, potremmo ritenere che tutti quelli con gli occhiali siano intelligenti. Oppure che tutti quelli grassi siano pigri. Alcune volte le percezioni derivate dagli stereotipi sono evidenti, come nei casi in esempio, altre volte funzionano in maniera più sottile e strutturata, quindi difficile da notare. Tuttavia gli stereotipi sono presenti perché offrono al cervello la possibilità di liquidare in fretta alcune questioni, sollevandoci da possenti dispendi di energia. Sappiamo già che uno grasso è pigro, dunque perché proporgli un lavoro? Gli stereotipi rappresentano un grosso ostacolo alla comunicazione
Effetto primacy-recency.
Non tutte le informazioni hanno lo stesso peso. Prendiamo due informazioni contrastanti: Fabrizio è simpatico, Fabrizio è antipatico. A livello teorico si annullerebbero, se fossero entrambi presenti, lasciando un’immagine indefinita della simpatia di Fabrizio. Ma il cervello ha bisogno di definire, quindi una situazione del genere è inaccettabile. Quindi una delle due affermazioni è più importante, ovvero ha un peso maggiore. Nel caso si verifichi l’effetto primacy, la prima informazione ricevuta in termini temporali è più” pesante” della seconda. Nel caso in esame, dunque, riterremo Fabrizio simpatico, in quanto la seconda è meno rilevante. Nell’effetto recency è l’esatto opposto. L’ultima informazione ricevuta in termini temporali è più rilevante. Uno dei due sistemi, primacy o recency, è sempre attivo. Quale dipende dalla personalità e dal contesto. Per esempio, nella maggior parte dei casi, quando conosciamo qualcuno è presente l’effetto primacy. Questo spiega perché è importante la prima impressione. In ogni caso, non ci dice veramente se una persona è simpatica, pigra, intelligente o quant’altro: è semplicemente una semplificazione utile al nostro cervello. Come nei casi precedenti, questi effetti possono avere importanti implicazioni nella costruzione del quadro relazionale