Gestione del conflitto all’interno di un Gruppo

Il conflitto fa parte delle dinamiche di un Gruppo.

È sempre un fatto positivo, poiché favorisce, una volta risolto, un contatto più pieno e una maturazione del Gruppo stesso.

 

Da un punto di vista gestaltico, attraverso il conflitto si rompe la Confluenza, situazione in cui si è tutti gentili e ci si espone poco.

La Confluenza inizialmente è sana, normale e positiva (c’è il bisogno di conoscersi) ma è comunque un’interruzione di contatto e se prolungata eccessivamente abbassa il livello di energia, con un effetto negativo sul gruppo.

 

Se il conflitto si risolve in modo corretto, le parti in causa si arricchiscono: conoscono qualcosa di sé e dell’altro.

Per esempio, quando un figlio adolescente entra in conflitto e in opposizione con i propri genitori crea una situazione di disagio e sofferenza per sé e per gli altri, ma questo è un passaggio fondamentale per la sua identificazione come persona autonoma.

 

Nell'esperienza di Gruppo si ripetono le stesse dinamiche con le quali abbiamo a che fare nella vita di tutti i giorni; il grande vantaggio è che possiamo osservare e valutare l'effetto che i nostri comportamenti hanno sugli altri e viceversa, mettendoci in gioco in un ambiente protetto, dove possiamo sperimentare il nostro cambiamento, nel tentativo di migliorarci.

 

Durante il conflitto si passa da un clima relazionale disteso e accettante, nel quale ci si vuole tutti più o meno bene, ad una situazione nella quale tra alcuni membri c’è tensione.

Pur essendo un ottimo spunto di lavoro, la gestione di un conflitto richiede molta delicatezza e necessita di molto tempo, per analizzare insieme ogni passaggio.

In un conflitto è assolutamente ininfluente stabilire chi ha ragione e chi ha torto: ci sono fatti oggettivi, interpretati dai vari contendenti in maniera diversa.

Ogni volta in cui c’è un conflitto è necessario che nessuno si senta giudicato, ma che possa "guardarsi dentro" e chiarire le dinamiche ripetitive che ha messo in atto, valutando la loro efficacia per poterle eventualmente modificare.

Durante un conflitto è bene liberarsi dal “come faccio io non va mai bene”: se rimaniamo legati all’ego e al vittimismo ci poniamo in una posizione di difesa e nascono conflitti che è difficile risolvere.

 

Per risolvere un conflitto in modo positivo è necessario passare da un’ottica individualistica in cui ciò che conta è primeggiare: "siamo in un mondo di squali e io devo vincere a tutti i costi" ad un’ottica cooperativistica "l’ambiente può essere sostenente, se mi relaziono nel modo funzionale".

 

Quando si rompe la confluenza e si genera un conflitto, ci sono alcuni rischi:

  • andare incontro a meccanismi proiettivi: vedo nell’altro quello che di me mi infastidisce
  • andare verso la retroflessione: “sto zitto, dal momento che intanto non serve”
  • andare verso il gioco di potere e la manipolazione: cerco alleanze e consensi in modo che altri emergano al posto mio

La finalità è sempre affermare la propria superiorità.

Le alleanze in un Gruppo sono negative; perché un Gruppo si mantenga sano ogni intervento deve essere sempre individuale e rispettoso.

 

In un conflitto all’interno di un Gruppo è necessario che ognuno:

  • capisca qual è la propria responsabilità
  • capisca qual è la responsabilità dell’altro
  • capisca qual è la responsabilità dello sfondo (le persone apparentemente non coinvolte)

Tutto deve essere valutato in un’ottica di sospensione di giudizio.


Per rispondere in modo efficace e individuare i meccanismi che stanno alla base del conflitto dovremo ogni volta confrontarci con i nostri introietti (regole che ho fatto mie, ma che non ho veramente masticato), e magari anche l’altro dovrà confrontarsi con i suoi introietti: dobbiamo entrambi liberarcene.


Per risolvere positivamente un conflitto quindi è necessario che ogni componente diventi consapevole riguardo ai meccanismi che l’hanno coinvolto.

Per fare questo può essere utile che ogni componente coinvolto rifletta a voce alta (e scrivendo le risposte su un foglio) sui seguenti punti:

  • qual è stata l’emozione di base?
  • sono in grado di ricollegarla a qualche precedente ferita o frustrazione o ferita?
  • che tipo di interruzione di contatto ho messo in atto?
  • in quale tratto del mio carattere mi sono espresso?
  • quale responsabilità mi riconosco?

Rispondendo con sincerità a queste semplici domande e confrontando le risposte con la controparte “vediamo” l’altro e possiamo giungere ad una comprensione dell’accaduto che ponga fine al conflitto.