F. Perls, Goodman, Hefferline, 1951
Il termine terapia della Gestalt fu usato per la prima volta come titolo del libro "Terapia della Gestalt - Teoria e Pratica della terapia della Gestalt", scritto a tre mani da Fritz Perls, Paul Goodman e Ralph Hefferline e pubblicato a New York nel 1951.
In base a quanto esposto da Goodman, il sé non è un' entità fissa né tanto meno un'istanza psichica come afferma la psicoanalisi, ma consiste piuttosto in un processo specifico di ciascun individuo, che riguarda il suo particolarissimo stile personale di funzionare e di essere-nel-mondo.
Questo processo permette l'adattamento creativo tra l'organismo e l'ambiente, consentendo lo sviluppo e la crescita.
In Gestalt la parola “sé” si scrive minuscola perché non ha niente a che fare, senza peraltro escluderne l’importanza e l’esistenza, con una qualche struttura particolarmente “nobile” di tipo archetipico come l’anima o lo spirito, e neppure con un qualche nucleo centrale e primario della persona che ne definisce la natura innata e specifica.
Si potrebbe dire piuttosto che il sé è come un “organo” della persona, uno strumento che ha insita la capacità di regolare l’organismo che presiede e di risolvere i suoi problemi per mezzo della sua caratteristica principale, che è quella di essere un “processo permanente di adattamento creativo” dell’uomo al proprio ambiente, interiore ed esteriore (come peraltro esso viene appunto definito da Goodman).
Secondo questa Teoria, quindi, riferendosi al “processo” non si intende più il sé come qualcosa di statico, fermo, sempre uguale a se stesso, ma piuttosto qualcosa che è in movimento e che cambia continuamente col mutare delle situazioni interne ed esterne, attraverso questa sua funzione creativa di organizzarsi e riorganizzarsi in base alle diverse circostanze, con lo scopo di ristabilire l’integrità organismica.
Questa è la funzione che ci permette di ritrovare il benessere quando lo perdiamo e che possiamo pertanto intendere come fondamentale nella spinta alla vita e alla salute.
Quando il sé è incapace di adeguare le sue modalità adattive insorge la nevrosi: irrigidendosi, il sé è meno capace di soddisfare i suoi bisogni e le sue spinte alla crescita.
Il “luogo” in cui il sé si manifesta ed esplica la sua attività è il confine del contatto, cioè il confine tra l'individuo e il mondo.
Il sé, secondo questa impostazione, rappresenterebbe il processo di continuo adattamento dell’uomo alle condizioni sempre mutevoli del suo ambiente interno ed esterno, sia a livello biologico che affettivo ed intellettivo.
Secondo la Teoria del sé, Io e te siamo due organismi ed entriamo in contatto attraverso la nostra interazione, che avviene per mezzo di ciò che viene definito “confine del contatto”.
Per definire un incontro tra due o più organismi è necessario che ognuno di essi conosca e sia consapevole del proprio confine. Il confine non è un’idea, ma una precisa sensazione fisica, riconoscibile, della quale si può prendere coscienza.
Il sé Gestaltico ed il Sé nel metodo Ihbes® ( S maiuscola o s minuscola)
In Gestalt Il sé è il sistema di contatto della persona.
Nel Metodo Ihbes® lo è l’Io con i suoi strati.
In Gestalt il sé è in continua interazione con il mondo esterno, per attuare il migliore adattamento creativo possibile con il suo mondo interno.
Non si tratta quindi di una entità fissa, ma di un processo specifico di ciascuna persona, al fine di raggiungere il miglior adattamento possibile con l’ambiente.
Il sé è Gestaltico è l’agente che organizza e seleziona gli stimoli per raggiungere l’adattamento creativo attraverso la consapevolezza.
si manifesta al “confine del contatto” là dove si verifica lo scambio individuo - ambiente
Nel Metodo Ihbes® Definiamo il Sé: Essenza unica di tutte le Cose, a differenza di quanto accade in gestalt dove è inteso come una istanza psichica.
E’ uno spazio Sacro, Spirituale in quanto presuppone l’esistenza di un’Anima connessa al Tutto: campo quantico di infinito Amore e Intelligenza.
E’ uno spazio relazionale dove possiamo riconoscerci parte del Tutto in grado di essere in contatto con il Tutto.
E’ il luogo da dove possiamo accedere alle informazioni provenienti dall’Esistenza.
È uno spazio dal quale il Sé può anche essere in grado di comunicare con altri Sé senza parole o azioni.
In Gestalt quando il sé non è in grado di adeguare le sue modalità adattive insorgono i meccanismi difensivi o interruzioni di contatto.
Tradotto Ihbes®: quando l’Io entra in contatto con l’ambiente tramite i suoi stati periferici, senza la conoscenza e la consapevolezza di questi, il contatto è disfunzionale.
In entrambi i casi il contatto è minato da: confluenza, proiezione, retroflessione, introietto, deflessione, egotismo.
L’obiettivo è sempre quello di mantenere il migliore equilibrio possibile e l’integrità organismica.
l’intuizione della Gestalt è che il contatto (momento di profonda trasformazione) avviene quando siamo in presenza nel corpo, con il respiro acceso, in contatto con le percezioni, le emozioni emergenti, i pensieri.
Nel Metodo Ihbes® quando si entra in contatto con l’ambiente (persone o situazioni) radicandoci nel Sé (consapevoli di come si stia utilizzando gli altri strati dell’Io) il contatto è funzionale e arricchito da potenziali informazioni che possono appunto giungere dalla connessione con il Tutto