lo sviluppo polifonico dei Dominii

 

La Gestalt "Viscerale", ideata da Fritz Perls, si sviluppa negli anni '60-'70 in una società di "rottura" delle regole, una società di individui ribelli ai principi e dogmi che imperavano. I giovani rifiutavano l'educazione paterna tradizionale.

 

L'emozione predominante era la rabbia. Vigeva il concetto: "Se sono arrabbiato invece di prendermela con me stesso butto fuori la rabbia; non sono io che non vado bene ma il mondo (proiezione)".

Questo tipo di società influenzò le teorie di Perls e l'elaborazione delle interruzioni di contatto.

La rabbia di quegli anni la si può ritrovare ad esempio nella tecnica gestaltica di prendere a pugni un cuscino. 

La Gestalt "Relazionale", ideata dalla moglie Laura Perls, si sviluppa in una società completamente diversa dalla precedente, una società di "solitudini", di individui che non cercano la rottura ma il contatto umano. 

 

Mentre nella  Gestalt "Viscerale", la persona si muove spontaneamente verso la soddisfazione di un bisogno individuale, nella Gestalt Relazionale. la figura che nasce è un'intenzionalità di contatto che successivamente ritornerà sullo sfondo dei contatti scontati.

Le interruzioni di contatto che nella Gestalt "Viscerale" avevano una connotazione negativa, nella Gestalt Relazionale diventano positive, sono delle capacità innate, delle risorse, dei modi sani di relazionarsi con l'ambiente. 

 

Le interruzioni di contatto nella Gestalt "Viscerale"

  • Confluenza: Diventare tutt'uno con l'altra persona
  • Proiezione: Qualcosa di mio che proietto nel mondo
  • Introiezione: Accettazione incondizionata di regole in quanto tali senza valutazione critica delle stesse
  • Retroflessione: Trattenere dentro
  • Egotismo: Non poter godere della situazione di contatto, non c'è assimilazione

Le capacità innate nella Gestalt Relazionale

  • Confluenza: Empatia. Esempio: la madre confluisce con il neonato quando intuisce i suoi bisogni, oppure quando intuiamo cosa prova una persona (coinvolge l'ES, il sentire, le sensazioni)
  • Proiezione: Esempio: adolescente che vuole realizzarsi proiettando sé stesso nel mondo, funzione Io e funzione Personalità
  • Introiezione: Capacità di mettere dentro sia come alimentazione che apprendimento. Esempio: il bambino impara vedendo, ha la capacità di scegliere cosa mangiare, cosa introiettare
  • Retroflessione: Capacità di stare con me stesso, parte introspettiva, valuto che effetto mi fa dentro una certa situazione (esempio: il neonato mette in bocca un giocattolo per sentire le emozioni). Le persone impulsive non hanno retroflessione.
  • Egotismo: Capacità di arrivare alla fine, concludere un'esperienza assimilandola 

Il "Now for Next" è l'intenzionalità di contatto con l'altro.

La psicoterapia della Gestalt grazie soprattutto al contributo di Isadore From è passata dall'ottica del rapporto organismo/ambiente finalizzato alla risoluzione del bisogno individuale all'ottica del "campo" organismo/ambiente.

 

Un esempio di ciò è il caso del paziente che dice al terapeuta: "Stanotte ero agitato e non ho dormito".

Secondo la psicoterapia della Gestalt contemporanea, egli non sta solo esprimendo un vissuto che appartiene alla propria interiorità, ma anche qualcosa che appartiene alla relazione con il terapeuta.

Forse vuole comunicargli un'ansia che riguarda la seduta precedente o quella che sta per iniziare.

Questa "lettura relazionale" consente al terapeuta di uscire dalla tradizionale ottica intrapsichica per entrare nell'ottica postmoderna che colloca la cura nello spazio co-creato del paziente e del terapeuta, in cui si costruiscono schemi di contatto nuovi.

La relazione terapeutica non si basa né su proiezioni di schemi relazionali appartenenti al passato né su schemi efficaci costruiti come in un laboratorio. La relazione terapeutica è "un'esperienza reale".

 

Il concetto di "consapevolezza", ben diverso da quello di coscienza, esprime l'essere presente ai sensi nel processo di contattare l'ambiente, l'identificarsi in modo spontaneo con l'intenzionalità di contatto.

La consapevolezza è la qualità del contatto e ne rappresenta la normalità; la nevrosi è al contrario mantenere l'isolamento attraverso un'esasperazione della funzione "coscienza".

 

In psicoterapia della Gestalt il "sè" è quella funzione dell'organismo che esprime la capacità di entrare in contatto con il proprio ambiente e di ritirarsi da esso.

Il sé è concepito come un processo, una "funzione-contatto" e "accade" nel luogo in cui organismo e ambiente si incontrano, attraverso i sensi.

Il sé esprime dunque sia il contattare che il differenziarsi dall'ambiente.

Questa tensione processuale è oggetto di attenzione costante da parte del terapeuta che, nella sua funzione di cura, è focalizzato sul now-for-next del paziente.

La sottolineatura attuale di questo aspetto epistemologico ha portato ad una revisione della tecnica gestaltica della "sedia vuota"; tale tecnica viene sostituita dal dire direttamente al terapeuta ciò che il paziente direbbe alla persona o alla parte di sè collocata sulla sedia.

Questo cambiamento consente di riportare nel campo dell'incontro attuale il blocco relazionale; cioè lo schema relazionale che copre e impedisce di sentire l'ansia legata all'eccitazione non espressa.

 

La prospettiva di campo ci consente di pensare alla percezione come ad un "prodotto relazionale".

Il sè è considerato in una prospettiva "mediana" tra organismo e ambiente.

Più l'individuo partecipa nel "tra", più partecipa del campo.

Più egli è introverso, preso dal processo intrapsichico, e dunque distratto dal confine di contatto, meno partecipa alle condizioni del campo e alla loro creazione.

 

La funzione-Es del sè viene definita come la capacità dell'organismo di fare contatto con l'ambiente attraverso:

 

a) lo sfondo dell'esperienza senso-motoria dei contatti assimilati;

il fare contatto è un'attività costante del sè ma è anche un'esperienza significativa capace di cambiare gli adattamenti precedenti del sè.

Cos'è il contatto? Esempio: l'esperienza di stare seduti su una sedia (in cui parti del corpo sono a contatto fisico con la sedia). Esistono due tipi di contatto: il contatto assimilato e il contatto che reca novità, e che conduce alla crescita.

In genere non abbiamo alcun bisogno di controllare, quando siamo seduti, se la sedia è abbastanza forte da sostenerci o se dobbiamo ricostruire tutta una serie di coordinamenti propriocettivi e motori che ci consentono di stare seduti.

Soltanto un evento destrutturante, come la sedia che vacilla o che si rompe, riattiverebbe il nostro sé al confine di contatto tra il nostro corpo e la sedia.

Lo stare seduti sulla sedia include l'esperienza dello sfondo (che non abbiamo bisogno di richiamare a figura) acquisita in contatti precedenti e diventata scontata.

 

b) i bisogni fisiologici;

essi costituiscono l'eccitazione del sè che proviene dall'organismo.

Tale eccitazione può essere interna (generata dall'emergenza di un bisogno) o esterna (data da un evento ambientale)

 

c) l'esperienza corporea e ciò che è sperimentato come se fosse "dentro la pelle".

Questo terzo aspetto riflette il delicato rapporto tra l'auto-sostegno e il sostegno ambientale, tra il senso di pienezza interna e il senso che l'ambiente può essere affidabile.

Le due esperienze sono collegate: più si sente la possibilità di affidarsi all'ambiente più si sperimenta una pienezza interna come rilassamento dell'angoscia o dei desideri fisiologici.

Viceversa, più ci sente sicuri internamente più è possibile e funzionale affidarsi al mondo.

 

La funzione-Personalità esprime la capacità di fare contatto con l'ambiente sulla base di una data definizione di sè.

Per esempio se penso di essere timido o inibito, instauro un rapporto completamente diverso con il mio ambiente rispetto ad un'altra persona che si definisce coraggiosa ed estroversa.

Assimiliamo i contatti precedenti e ci adattiamo creativamente ai cambiamenti imposti dalla crescita.

Se ad esempio un bambino di 8 anni usa un linguaggio adulto potrebbe essere considerato come un disturbo della funzione-Personalità.

 

La funzione-Io è la capacità di identificarsi o alienarsi da parti dell'ambiente (questo è per me, questo non è per me), il potere di volere e decidere.

Che cosa si blocca nelle interruzioni descritte da Perls? Si blocca il contatto? Il contatto avviene comunque, ciò che si blocca è la spontaneità, esso diventa meno spontaneo e portatore di ansia.

 

 

lo sviluppo polifonico dei Dominii

Lo sviluppo polifonico è il modo di Margherita Spagnuolo Lobb di definire ciò che ha appreso da Daniel Stern.

Egli parla di sviluppo di dominii più che di fasi.

Dalla "psicologia dell'età evolutiva", che studiava il passaggio dall'età infantile (immatura e in cambiamento) all'età adulta (matura ed equilibrata, ma non in cambiamento), si è passati negli anni '80 al concetto di "psicologia del ciclo di vita", che considera tutte le fasi della vita della persona come caratterizzate da cambiamento.

Fattori sia interni alla persona (maturativi) sia esterni ad essa (ambientali) creano condizioni di destrutturazione degli equilibri precedenti e di transizione a nuove sintesi.

Il ciclo vitale si costruisce attraverso fasi, caratterizzate da bisogni, abilità, temi esistenziali specifici e compiti maturativi.

Le fasi sono collegate da una logica sequenziale e cumulativa, che porta alla fine alla maturità relazionale, ossia alla capacità di instaurare rapporti funzionali e nutrienti per sé stessi e per il il gruppo.

Questa prospettiva dello sviluppo è stata destrutturata dagli studi di Daniel Stern (1985) che sostituiscono al concetto di sviluppo fasico quello di "sviluppo polifonico dei dominii".

Mentre le fasi sono cumulative, per cui ciascuna presuppone le competenze di quella precedente, il concetto di dominio è legato a competenze ben differenziate, che hanno uno sviluppo proprio lungo tutto l'arco della vita, e che interagiscono tra loro dando luogo alla sinfonia (potremmo dire alla gestalt) della competenza attuale della persona. 

lo sviluppo non implica l'evoluzione di fasi sempre più complesse che presuppongono gli apprendimenti delle fasi precedenti, ma avviene come la composizione di una musica che, acquisendo nuove melodie e strumenti, si trasforma in una nuova armonia sempre più articolata e complessa.

Il dominio diventa per noi l'ambito esperienziale relativo ad una certa capacità di contatto.

In altre parole il confluire, l'introiettare, il proiettare, ecc. non possono essere fasi dello sviluppo, ma "modalità di contatto" di cui il bambino è capace ad un certo punto del suo sviluppo e che continuano poi a svilupparsi tutta la vita.

 

Il Dominio del Egotismo

Esprime un'attenzione ai propri confini e alla propria identità, piuttosto che a ciò con cui si entra in contatto"(Perls).

L'egotismo è l'interruzione di contatto che la funzione-Io sviluppa nella fase finale.

L'Io mantiene il controllo evitando di lasciarsi andare all'ambiente.

Isadore From  diceva spesso che l'egotismo è la malattia che gli psicoterapeuti trasmettono ai loro pazienti quando li rendono capaci di sapere tutto su sé stessi ma non li mettono in grado di affidarsi all'altro/ambiente.

Lo psicanalizzato sa tutto ma è incapace di cambiare la propria vita.

Nella psicoterapia della Gestalt Relazionale lo scopo della cura non è la coscienza di sé (come imparare ad evitare le interruzioni di contatto) ma la spontaneità nel contattare l'altro.

Egotismo diventa la capacità di arrivare alla fine, concludere un'esperienza assimilandola 

 

 

Il Dominio della Confluenza.

La confluenza, in quanto modalità di contatto, è la capacità di percepire l'ambiente come se non ci fosse un confine, una differenziazione tra esso e l'organismo.

Questa capacità costituisce la base per l'empatia, ed è una qualità naturale.

Stern ha evidenziato la competenza del bambino di intuire le intenzioni dell'adulto e imitarle. Il rischio legato ad un vissuto desensibilizzato di questo dominio consiste nella follia, in una percezione senza chiarezza. 

 

Il Dominio del Introiettare

E' una modalità di contatto caratterizzata dall'assimilazione di stimoli ambientali, innanzitutto il linguaggio e tutto l'apparato culturale in cui è inserito il bambino, gli schemi relazionali della famiglia.

La creatività del bambino si esprime nella curiosità verso "che gusto ha il mondo quando lo mangio".

Sviluppando questo dominio il bambino dà nome a sé stesso e a ciò che fa.

Questa modalità di contatto si sviluppa lungo tutto l'arco della vita ed è la base per la capacità di apprendimento.

Quando il confine di questo contatto è desensibilizzato, il mondo entra nell'organismo senza ricevere energia in cambio e l'organismo si deprime non potendo dare nome a ciò che non sente come proprio. 

 

Il Dominio del Proiettare

Questo dominio esprime la modalità di affidare il sé all'altro.

Il bambino è curioso di tutto e usa la propria energia per conoscere il mondo.

Così come nell'introiettare c'è la capacità e il piacere di acquisire il mondo dentro di sé, qui c'è la capacità e il piacere di gettare sé stessi nel mondo.

Il rischio, in condizioni di desensibilizzazione del confine di contatto, è che il proiettare avvenga come tentativo di risolvere un'ansia senza percepire l'altro, generando vissuti paranoici (l'altro in cui mi getto è incapace o cattivo).

 

Il Dominio del Retroflettere

Con questa modalità il bambino acquisisce la capacità di stare con sé stesso, di riflettere, di produrre pensieri creativi, di raccontare/raccontarsi.

Questa modalità di contatto è alla base della creatività,  della capacità di riflettere e proporsi al mondo con la propria individualità, si sviluppa durante tutto l'arco della vita.

Il rischio, in condizioni di desensibilizzazione del confine di contatto, è che retroflettere porti alla solitudine e la creatività non si riveli all'altro.

 

Il Dominio del Contatto pieno

L'essere pienamente presenti al confine di contatto, percependo sé e l'altro in modo differenziato e sensibile.

Ciò che caratterizza questa modalità è il "coraggio di stare nell'incertezza" della situazione di contatto con l'altro, che è in continua evoluzione.

Questo dominio è alla base della capacità di adattamento creativo, dunque di un'interazione sociale sofisticata e anche della "normalità"  mentale intesa in senso gestaltico.

 

Il Dominio della Resilenza

Si potrebbe pensare ad un ulteriore dominio, che nasce e si sviluppa dopo i tre anni, che riguarda la capacità di rimanere interessati alla vita nonostante le sofferenze, rimanere positivi anche davanti a situazioni disastrose, in altre parole la Resilienza.

 

Ciò che importa ad uno psicoterapeuta della Gestalt è l'esserci-con del paziente, a prescindere dal contenuto che si racconta.

Il racconto è sempre un adattamento creativo in una data situazione.

E' la risultante di due coordinate: il "tipo di relazione" con la persona a cui si racconta (insegnante, amica del cuore, amici, ecc.) e il desiderio, l'intenzione,  la tensione che ci fa muovere verso di essa.

Questa "pro-tensione" verso la la creazione del contatto con l'altro è l'anima di quella potremmo chiamare la resilienza del paziente: qualsiasi ostacolo alla sua realizzazione non bloccherà il processo di contatto, lo renderà meno spontaneo, lo caricherà di ansia, ma non lo depriverà del senso intenzionale.

 

Come si conciliano queste teorie con il counseling relazionale? Conoscere e approfondire questi contenuti è fondamentale per migliorare la qualità e l'efficacia della comunicazione e quindi il rapporto interpersonale con il cliente.