Processo Omeostatico e Autoregolazione Organismica

Il Processo omeostatico

La Gestalt pone particolare attenzione a quello che la scienza definisce “Processo Omeostatico” (omeostasi = adattamento).

Tale processo governa le funzioni basilari della vita al fine di conservare l'equilibrio organismico e quindi la sua salute in condizioni variabili. Da esso discendono comportamenti coerenti e adeguati, atti a soddisfare i molteplici bisogni.

La funzione dell’autoregolazione organismica è introdotta da Kurt Goldstein nel 1939. Questo concetto implica una continua negoziazione tra individuo e ambiente, tendente all’attualizzazione delle risorse potenziali e al raggiungimento di una situazione di equilibrio energetico.

 

La dinamica Figura/Sfondo

L’organizzazione del campo percettivo in figura e sfondo fu introdotta da Edgar Rubin nel 1915: egli sottolineò che la figura emergente è contraddistinta da contorni definiti, rappresenta il focus dell’attenzione ed è caricata di una maggiore energia;  lo sfondo, al contrario, rappresenta il resto del campo visivo ed è caratterizzato da attributi inversi a quelli menzionati per la figura emergente. Lo sfondo ha una grande importanza, infatti non scompare mai completamente dalla visione ma anzi continua ad influenzare la percezione della figura.

  • Figura e sfondo non possono mai essere letti contemporaneamente.
  • Lo sfondo è quella parte dell’immagine che ci appare lontana e indefinita.

La Gestalt descrive il processo di autoregolazione organismica riprendendo la  metafora della dinamica figura/sfondo: l'organismo sano raccoglie tutte le proprie potenzialità per la gratificazione dei bisogni in primo piano (figura); immediatamente, appena un compito è terminato, recede sullo sfondo e permette a quello che nel frattempo è diventato il più importante di venire in primo piano.

Quando il processo omeostatico fallisce in certa misura, quando cioè l’organismo rimane troppo a lungo in uno stato di squilibrio ed è incapace di soddisfare i suoi bisogni, si ammala; quando il processo omeostatico fallisce del tutto l’organismo muore.

L'elemento figura è scelto in base all'interesse individuale, e fino a quando permane quella motivazione, la scena apparirà organizzata in modo significativo in relazione ad essa.

Si evince che ciò per cui una persona nutre interesse, organizza la scena e le fornisce un significato (F. Perls 1969).

Appena la figura emergente ha ottenuto attenzione e soddisfazione, dovrebbe recede sullo sfondo, permettendo a quello che nel frattempo è diventato il più importante di diventare figura in primo piano. Quando una o più figure rimangono in primo piano l’organismo perde la capacità di adattamento alla situazione e va in crisi.

 

Normalmente diversi bisogni si manifestano simultaneamente, ma l’Organismo, dal momento che  può svolgere adeguatamente solo una funzione alla volta, deve operare una scelta entro una scala gerarchica di valori, seguendo uno schema che dà priorità al bisogno in primo piano (in “figura”), vale a dire a quello che preme con maggiore urgenza per il proprio appagamento, lasciando retrocedere temporaneamente nello “sfondo” gli altri.

Oltre ai bisogni fisiologici, l’organismo possiede bisogni personali, sociali e relazionali che si fanno sentire ogni volta che viene disturbato l’equilibrio psicologico, così come i bisogni fisiologici vengono avvertiti ogni volta che viene disturbato l’equilibrio fisiologico.

 

Nell'osservare il processo organismico si nota che all'emergere di un bisogno impellente, cioè di una figura di interesse che si stacca dallo sfondo (ad esempio: la sete), corrisponde l'organizzazione di un comportamento (vado verso il frigorifero) che porta al contatto con l'ambiente (bevo) al fine di completare il bisogno emergente (sono dissetato).

Una volta raggiunto il completamento e ristabilito un nuovo equilibrio omeostatico, si osserva il ritirarsi della figura nello sfondo; in questo modo è dato spazio alla successiva figura d’interesse emergente.

Mediante il processo omeostatico l’organismo conserva il suo equilibrio e la sua salute in condizioni variabili. Tutta la vita è caratterizzata da questo gioco costante di equilibrio e squilibrio all’interno dell’organismo.

 

Il Continuum della Consapevolezza

Perché l’individuo sia in grado di soddisfare i suoi bisogni (ultimare la Gestalt) e quindi di passare ad altre faccende, deve poter intuire ciò di cui ha bisogno e deve sapere come manipolare se stesso e il suo ambiente per ottenerlo.

Di qui l’importanza di quell’attitudine cui Perls assegna il nome Continuum della Consapevolezza, intesa come requisito per essere in contatto con ciò che acquista valore nella dimensione di una continua mutevolezza. Sono necessari pertanto:

  • spazio di silenzio
  • capacità di ascolto
  • visione fenomenologica – superamento dei pregiudizi
  • vuoto fertile – intuizione
  • strategia di soddisfazione del bisogno
  • Interazione con l'ambiente - entrare in contatto con esso, così da trovare compimento ai nostri bisogni

In altre parole il processo di autoregolazione organismica rappresentato nella Teoria della Gestalt con i concetti di figura/sfondo richiede di essere in contatto con Se stessi e con l’Ambiente.

 

L’elemento che differenzia ancora una volta l’individuo sano dal nevrotico sarà, sotto questa angolatura, la mobilità o, al contrario, la rigidità con cui questo inevitabile mutamento si svolgerà.

 

Autoregolazione organismica e Carattere

Fritz Perls nel 1980 in “La Terapia Gestaltica” spiegava il concetto di Carattere e di autoregolazione organismica: un essere vivente è dotato di un insieme di organi ma è una totalità, cioè è molto più che la somma delle singole parti, infatti ha un’organizzazione interna e per sopravvivere ha bisogno di reciproci scambi con l’esterno.

L’organismo, entrando in contatto con l’altro, passa dall’io e tu al “noi”, grazie ai confini dell’io che dovrebbero essere elastici e mutevoli.

Nel momento in cui questi confini si irrigidiscono e si fossilizzano, si forma il cosiddetto “Carattere” che rende il comportamento degli esseri umani statico, rigido, prevedibile, insomma non più creativo; esso è alla base della coazione a ripetere. 

Il Carattere, in questa accezione, è simile ad una gabbia, ad uno schema, simile al guscio di una tartaruga.

 

Perls individua due fenomeni che concorrono alla formazione del Carattere: Identificazione (ciò che è dentro il confine è familiare, giusto, prezioso) e Alienazione (ciò che sta fuori è estraneo, l’errore).

L’essere umano si può trovare spesso in uno stato di scissione interiore, può provare sentimenti contrastanti verso una persona, può arrivare a disconoscere parti di sé, a non accettarle e di conseguenza ad alienarle.

Questo meccanismo provoca la restrizione dei confini dell’Io: non ci permettiamo di essere, di esprimere liberamente noi stessi, e così facendo autolimitiamo il nostro raggio d’azione nel mondo.

Secondo Perls una persona sana è paradossalmente “senza carattere”.