Modello Iperprotettivo
Relazioni:
Modello con relazione complementare:
E’ una famiglia nella quale gli adulti si sostituiscono ai giovani rendendo la loro vita più facile cercando di eliminare tutte le difficoltà fino a intervenire direttamente, facendo le cose al posto loro.
Modalità comunicative:
Le parole e i gesti enfatizzano la dolcezza, l’accoglienza, il calore, la protezione e l’amore. La modalità comunicativa è “il pronto soccorso” ovvero l’intervento immediato dell’adulto a ogni minima difficoltà del figlio.
Oggetto della comunicazione è la preoccupazione per la salute fisica, per l’alimentazione, l’aspetto estetico, i successi e insuccessi scolastici, la socializzazione… I genitori fanno molte domande ai figli su cosa fanno e dove vanno ricercando possibili difficoltà da anticipare e prevenire. Se il figlio tenta di sfuggire al controllo (raccontando meno, tenendo segreti..) sarà oggetto di rimprovero e musi lunghi, atteggiamenti verbali squalificanti che innescano sensi di colpa.
Regole:
La madre è la responsabile dell’educazione dei figli, dei loro comportamenti e delle conseguenze, costantemente preoccupata di non essere una madre sufficientemente buona.
Il padre è spesso come la madre, perfettamente in accordo sulla loro missione di genitori dimenticando di essere coppia.
Fanno tutto il possibile perché il figlio sia all’altezza degli status symbol prevalenti. Sono genitori non in grado di punire o di intervenire con correttivi autorevoli.
Chi si oppone non perde privilegi o l’amore dei genitori, ma rischia di farli soffrire
Significati che emergono:
Non è importante impegnarsi più di tanto perché:
C’è un super-investimento nel figlio che viene elevato a simbolo del valore positivo o negativo dell’intero nucleo famigliare: un suo insuccesso o una sua anormalità qualifica o squalifica un genitore. I singoli non valgono per “se stessi” ma come parte di un tutto che li trascende: la famiglia.
La sovrabbondanza di cure e pronto soccorso viene mandato con il messaggio “faccio tutto per te perché ti amo” ma contiene una piccola e inconsapevole squalifica “faccio tutto per te perché forse da solo non ce la faresti” che può veicolare la sensazione nel figli odi essere un incapace. In questo quadro di comodità i figli si arrendono senza combattere, abdicano al pieno controllo della loro vita affidandola sempre più ai loro genitori La loro vita si svolge nella gabbia dorata dalla quale diventa difficile uscirne sia per debito di riconoscenza sia per incapacità.
Conseguenze nelle azioni delle persone:
La madre nutre, veste, fa gli acquisti, si interessa della scuola, legge manuali di educazione, fa da tassista… Il padre si conforma all’intervento materno o si defila o diventa permissivo per non essere
amato meno o si comporta come amico dei figli.
Il figlio è sempre meno chiamato a rendere conto delle sue azioni.
Modello Democratico Permissivo
Caratteristiche:
Assenza di gerarchie.
Presupposti:
Le cose vanno fatte per convincimento e consenso e non per imposizione. Il consenso si ottiene con il dialogo fondato su argomenti validi e ragionevoli.
Le regole vanno concordate Il fine principale da perseguire è l’armonia e l’assenza di conflitto.
Tutti i componenti della famiglia hanno gli stessi diritti.
Quando si prefigura un conflitto o un litigio, l’accordo viene ricercato ad ogni costo in nome dell’armonia e la flessibilità può trasformarsi in arrendevolezza.
Si arrende chi:
Il figlio, se ammesso alla discussione o alla scelta in età precoce, viene caricato di una responsabilità troppo grande per lui perché non possiede né mappe concettuali né competenze adatte a orientare i propri comportamenti verso il suo benessere fisiologico e psicologico.
Una regola senza conseguenze pragmatiche può essere definita un consiglio, un avvertimento ma non certamente regola o norma perché la sua trasgressione non prevede alcun effetto pratico sul comportamento.
In questo tipo di famiglia la tolleranza al conflitto e alla discussione è bassa, così come è poco sviluppata la capacità di “contenere” emozioni e ansie.
Nel momento in cui il compito educativo provoca tensioni e resistenze da parte dei figli, compare la soluzione dell’arrendevolezza che lì per lì riporta la pace in famiglia.
Che effetto ha su un adolescente?
Più divento prepotente più ottengo.
Momenti difficili: figlio che comincia a prendersi troppe libertà nelle uscite notturne o assenze da scuola.
Il genitore inizia a dissuadere il figlio con ragionamenti, esempi, prefigurazioni gravi senza accorgersi che un messaggio che passa al figlio è quello dell’incapacità d’azione. Il padre non riesce a diventare un eroe, più che senza macchia, senza paura.
Più i genitori insisteranno con i comizi più renderanno probabili i comportamenti a rischio.
A questo punto i figli cercheranno fuori dalle mura domestiche quegli eroi forti e senza paura che siano di loro esempio e guida.
Relazioni:
Non ci sono gerarchie prestabilite perché la tendenza è verso il dialogo e la stipulazione di accordi.
Quando emerge la necessità di un intervento educativo la dinamica è: escalation simmetrica sino al punto in cui il genitore perde la calma ma evita il conflitto con il cedimento.
I genitori si conquistano il potere sul campo un po’ come avviene tra coetanei diventando confidenti e complici = più amici dei figli che guide autorevoli
Conseguenze nelle azioni delle persone:
L’adolescente inizialmente aderisce a tale modello, ma all’insorgere delle prime difficoltà (rapporto con l’altro sesso, rendimento scolastico, scarsa autostima…) insorgono le prime difficoltà anche in famiglia perché l’adolescente non trova nei genitori quel supporto stabile e rassicurante.
Hanno inizio così le discussioni, le incomprensioni e gli scontri.
Il giovane manifesta comportamenti di rifiuto e ribellione ma non riesce a diventare autonomo.
Modello votato al Sacrificio
Come si forma:
nella coppia uno dei punti fermi è il sacrificio ritenuto il comportamento più adatto per farsi accettare dall’altro e per mantenere una relazione stabile.
Risultato: la mancata soddisfazione dei propri desideri e la continua condiscendenza ai bisogni e desideri degli altri.
Fin dagli esordi della coppia ci sono 2 possibili esiti:
Modalità comunicative: il contenuto dei discorsi gira sempre intorno all’idea che il dovere dei genitori è quello di sacrificarsi.
Il piacere più grande è il piacere dei figli, del coniuge, dei parenti. Parole come sacrificio e dovere = filosofia di vita
Discorsi ricorrenti riguardano anche la delusione provata per il mancato apprezzamento delle privazioni e rinunce sopportate a favore del bene comune. “Tu non comprendi il mio sacrificio”… o silenziosi atteggiamenti vittimistici.
Genitori
Figli
Modello Intermittente
Relazioni:
Le interazioni tra adulti e giovani sono continuamente in cambiamento: le posizioni assunte dai membri di famiglia, i comportamenti reciproci invece di essere aderenti a un modello come nei casi precedenti, è ambivalente.
Per esempio si alternano posizioni iperprotettive seguite da atteggiamenti democratici – permissivi per poi assumere il ruolo di vittima sacrificale. Il tutto in sequenza senza apparenti e chiare motivazioni per tali cambiamenti.
Lo stesso vale anche per i figli che mediante tale modello tengono in scacco i genitori.
Conseguenze nelle azioni delle persone:
Nella quotidianità i genitori possono passare da posizioni rigide a morbide, da posizioni valorizzanti a squalificanti nei confronti dei figli.
I figli d’altro canto inviano messaggi contradditori ai genitori: in alcune occasioni sono ubbidienti e collaborativi in altre ribelli e oppositivi.
Una volta appaiono capaci di assumersi responsabilità, un’altra volta sono completamente irresponsabili.
Questo tipo di condizione delle relazioni tra genitori e figli si osserva quando sia gli uni che gli altri manifestano una marcata incapacità di mantenere una posizione determinata.
Chi fa uso di questo sistema comunicativo presenta la caratteristica di affrontare le situazioni problematiche applicando una strategia senza poi mantenerla nel tempo, rendendo così inefficace qualunque tentativo di soluzione dei problemi non perché la strategia adottata sia sbagliata ma per la fretta di vedere risultati o per il dubbio che la strategia scelta non sia quella idonea senza darle tempo e opportunità di dimostrarsi efficace.
Metaforicamente queste persone sono come chi si è perso nella foresta e per uscire prima prende una direzione, poi assalito dal dubbio di aver sbagliato torna indietro e cambia strada di nuovo fino a girare continuamente su se stesso e tragicamente perdersi.
Modello Delegante
Situazione:
La coppia non sviluppa un sistema di vita autonomo ma si inserisce in un contesto di relazioni familiari fortemente strutturato: quello della famiglia di origine di uno dei due coniugi.
Spesso con alibi di copertura per motivi anche validi può scegliere la coabitazione o la distanza fisica: in questo ultimo caso però si realizza un quotidiano scambio di favori (inviti a pranzo, lavori domestici..).
La situazione porta da una parte di usufruire di benefici dall’altra di accettare compromessi.
Tutto ciò potrà comportare il perpetuarsi del loro status di figli con scarsa assunzione di responsabilità.
Per riconoscenza o comodità la coppia continuerà ad accettare il modo di vivere della famiglia di origine che difficilmente verrà cambiato.
Nella cura dei nipotini i suoceri/genitori seguiranno i loro metodi e presupposti educativi e nonostante gli eventuali sforzi dei neo genitori di proporre nuovi orientamenti alla fine la tradizione avrà la meglio.
Se con il bambino piccolo questo modello è molto comodo sul versante dell’accudimento, i problemi giungeranno quando il bambino cresce.
Il bambino e poi il ragazzo si trova ad avere 3/4 genitori ognuno desiderosi di essere il prediletto, che fanno a gara ad accondiscendere alle sue richieste per vedere realizzate le proprie istanze educative.
Se si crea questa competizione il ragazzo può capire che la miglior strategia è quella di cercare ogni volta chi gli dica di si.
La situazione che ne deriva potrebbe sembrare molto comoda per il ragazzo perché permette di soddisfare ogni suo desiderio, ma finisce per non fornire loro alcuna regola (dal momento che ognuno gliene offre una diversa) che li orienti e metta dei limiti al loro potere di ottenere tutto quello che vogliono alimentando il loro disorientamento e il loro senso di onnipotenza.
Viene anche a mancare una figura autorevole: i nonni appartengono ormai a una generazione superata e quindi, salvo rari casi, non sono desiderabili, adatti a essere imitati; i genitori non essendo in grado, per riconoscenza o incapacità, di far valere le loro idee risultano deboli, poco assertivi e quindi poco convincenti come guide in cui affidarsi al momento del bisogno.
Comunicazione e relazioni:
I messaggi non verbali contraddicono quelli verbali visto che per mantenere la pace e l’armonia può essere rischioso dire quello che si pensa. Le relazioni sono fluttuanti: quando tutti sono presenti si fa labile la differenza tra figli e nipoti e si crea una fratellanza complice tra neogenitori e figli che però viene fatta saltare in assenza dei nonni con la pretesa di rimettere l’ultima generazione sullo scalino più basso che le compete.
I genitori con l’alibi della presenza dei nonni possono essere poco presenti anche per evitare discussioni continue e può accadere che delighino l’educazione ai genitori/suoceri.
Mentre però può essere relativamente facile controllare e gestire un bambino può diventare faticoso contenere un adolescente. In questi casi l’adolescente non faticherà a conquistarsi ampi spazi di autonomia.
Conseguenze nelle azioni delle persone:
Il rischio che corrono i genitori è quello di perdere il filo diretto con le esigenze e l’evoluzione dei figli, diminuendo le occasioni di confronto/scontro e di esperienze comuni. Può accadere che tentino di compensare le percezioni di inadeguatezza con regali ecc.. I nonni da parte loro quando vogliono dimostrare o ricevere affetto ricorrono a doni o elargizioni di denaro: nipoti inondati di beni materiali che arrivano senza una precisa motivazione.
E’ difficile che gli adulti presentino linee precise e concordi nei metodi educativi soprattutto in adolescenza.
In ottemperanza alla legge dell’armonia si possono nascondere con bugie eventi che potrebbero generare ansie, preoccupazioni, rimproveri… (brutti voti, uscite con amici…)
Gli adolescenti riescono a destreggiarsi abilmente in questo piccolo labirinto familiare e trovano sempre il modo di far accettare le loro giustificazioni per la vasta gamma di esperienze che possono permettersi visto l’ampio margine di autonomia di cui godono.
Raramente subiscono le conseguenze negative delle loro azioni perché facilmente trovano qualcuno che è pronto a rimediare.
Mancano a questi adolescenti esempi di comportamento autonomo nel percorso di emancipazione-autonomia in quanto quotidianamente si rendono conto che i genitori stessi non hanno avvertito l’esigenza di fare grandi passi su questa strada.
Modello Autoritario
Sitazione:
Modello relazionale in cui uno o entrambi i genitori tentano di esercitare potere sui figli.
La moglie può essere in posizione di sudditanza o uniformarsi al marito ed essere altrettanto rigida.
I figli hanno poca voce in capitolo e devono accettare i dettami imposti dai genitori, vengono scoraggiati e ostacolati nel seguire le mode, i divertimenti del momento e incoraggiati nello studio per ottenere affermazioni personali e successi.
La vita in famiglia è improntata al senso della disciplina, al controllo dei propri bisogni e desideri; anche se non mancano le possibilità economiche sono condannati lo spreco e il superfluo e esaltate la parsimonia e la semplicità a meno che il loro uso non sia esibizione di potere.
Differenze educative sui due sessi
Modalità comunicative:
Quando il padre è l’unico detentore ufficiale del potere, in sua presenza l’atmosfera familiare si fa piuttosto tesa perché tutti stanno bene attenti a quello che dicono o fanno per evitare di suscitare le ire del padre-padrone che talvolta si manifestano anche con modalità violenta.
In sua assenza il clima si fa più rilassato e tra madre e figli può stabilirsi un rapporto più genuino.
In queste famiglie si tende a parlare poco e in situazioni ufficiali (pranzi, cene,visite di parenti…) e gli argomenti vertono su riprovazioni del lassismo imperante nella società e nell’educazione, previsioni in un futuro infausto, divieti e proibizioni sulle moderne strade della perdizione (discoteche…).
La madre spesso abile e diplomatica per rendere più accettabili, spiegandole, le ragioni del padre, oppure riveste il ruolo di vittima che chiede ai figli forma di aiuto o di compensazione per poter resistere in questa situazione.
I figli adolescenti che tentano di contrastare le norme vigenti difficilmente avranno possibilità di successo: abbandoneranno la lotta alzando barriere comunicative e vivendo fuori dalla famiglia dimensioni clandestine oppure cominceranno a far proprie le promesse, i comportamenti e gli orientamenti dei genitori o infine obbediranno sviluppando forme di sofferenza
Relazioni:
Gerarchia: il padre dominate e gli altri in posizione di sudditanza; la madre assume quasi sempre il ruolo di mediatrice quando le posizioni sono divergenti.
Se il figlio assume le stesse posizioni e valori dei genitori, si stabilisce una forma di complementarità connotata da una danza di regole rigide e ruoli da rispettare. Se il figlio si ribella, gli scontri possono essere decisamente violenti.
E’ importante il ruolo della madre perché se lei si schiera dalla parte del figlio il più delle volte gli scontri si fanno ancora più intensi e il padre aggredisce la moglie perché si sente tradito.
Risultato: il figlio matura ancora più rabbia nei confronti del padre.
L’escalation simmetrica può diventare drammatica.
Conseguenze nelle azioni delle persone:
A volte i figli adolescenti finiscono per accettare le norme vigenti e adeguano i loro comportamenti in modo da farsi onore, dare soddisfazione ai genitori e ricevere premi. Altrimenti, più attratti dai piaceri del mondo, si concentreranno meno sui doveri ottenendo l’etichetta di “vagabondi”, inizieranno a frequentare compagnie e fare esperienze all’insaputa della famiglia.
A questo punto si profila l’eventualità che inizi un braccio di ferro fra genitori/e e figlio che evolverà in drammatiche escalation simmetriche di violenza.
Spesso i figli abbandonano precocemente la famiglia avvalendosi di percorsi di vita decisamente alternativi ai modelli proposti.
Lo stile educativo è definito come quell’insieme di atteggiamenti che il padre e la madre manifestano nei confronti dei figli e che, considerati globalmente, creano il clima emotivo nel quale i genitori attuano i propri comportamenti specifici, volti ad ottenere determinati risultati educativi.
Lo stile genitoriale è:
Due importanti variabili definiscono lo stile educativo:
A secondo di come si miscelano le due variabili si ottengono degli stili educativi.
Ci sono 5 principali modelli di stili genitoriali:
Stile Autoritario
alto controllo e basso supporto.
Si dà importanza all’ubbidienza, al rispetto delle regole, non si scende a compromessi e non si spiegano le regole, ricorrendo anche a metodi coercitivi.
Lo stile autoritario è caratteristico di quei genitori che impongono regole rigide e immodificabili, senza alcuna spiegazione, che frequentemente alzano la voce e perdono la pazienza e che non accettano di essere contraddetti, a meno di severe punizioni. Le regole sono spesso imposte con la forza ed eventuali trasgressioni sono punite severamente. Crescere in un ambiente così rigido impedisce al bambino di sperimentare sbagliando e di comprendere il valore delle regole. Questi bambini solitamente mostrano una scarsa stima di sé e delle proprie capacità, sono dipendenti e non sanno agire da soli, sono meno maturi anche da un unto di vista intellettuale e tendono ad assecondare passivamente il volere degli altri. In questo clima educativo i figli crescono insicuri e incapaci di scegliere da soli, perché non hanno avuto la possibilità di sperimentarsi, anche sbagliando, in modo autonomo. Non gli è stato, infatti, permesso di interiorizzare il valore delle regole. Per questo sono individui che tenderanno ad assecondare passivamente la volontà degli adulti oppure ad opporvisi pregiudizialmente. Hanno rapporti non soddisfacenti con i genitori.
Genitore
Figlio
Stile Permissivo
alto supporto basso controllo.
Molto tollerante poche punizioni, ma c’è in genere ansia da parte del figlio. I genitori permissivi pretendono raramente dai figli comportamenti responsabili e spesso non esercitano su di loro né controllo né autorità.
Lo stile permissivo non produce risultati migliori; la mancanza di regole può ingenerare confusione e angosce. I genitori spesso non impartiscono regole e punizioni, e quando lo fanno, queste non sono chiare e coerenti. Consentono ai figli di regolarsi da soli. I figli di genitori che non esercitano la loro autorità non possono far affidamento su una guida sicura, per cui potrebbero sperimentare un falso senso di onnipotenza, da cui possono derivare notevoli problemi nelle relazioni sociali e nell’inserimento in gruppi amicali. Da adolescenti, inoltre, possono sviluppare comportamenti di tipo antisociale e devianti. Hanno una scarsa fiducia in sé e appaiono meno maturi dei coetanei. In questo clima educativo i figli crescono ugualmente insicuri e incapaci di scegliere ciò che è bene per loro, proprio perché mancano riferimenti. Quando interagiscono con il mondo esterno (scuola, gruppo degli amici, ecc…) possono incorrere in vari insuccessi perché non sono stati educati al senso del proprio limite.
Genitore
Figlio
Stile Trascurante/Rifiutante
basso controllo basso supporto.
I genitori negligenti sono quelli che per vari motivi non sono in grado di fornire ai figli una base sicura e quel punto di riferimento di cui hanno bisogno in tutto l’arco evolutivo.
Né esigenti, né recettivi ma sono distaccati, possono ignorare le necessità dei figli, scarso interesse per ciò che i figli fanno; non forniscono strumenti di comprensione del mondo.
Genitore
Figlio
Stile Autorevole
alto controllo e alto supporto.
Volendo quantificare è lo stile migliore. I genitori autorevoli valorizzano l’indipendenza, giustificano le loro richieste e utilizzano metodi disciplinari non punitivi; valorizzano l’autonomia a fanno anche valere l’autorità rinforzando in modo coerente le regole e aspettandosi comportamenti maturi e responsabili.
Lo stile educativo più consono a una buona educazione del bambino è quello autorevole. I genitori autorevoli sono in grado di fornire al bambino regole chiare, coerenti e adeguate al livello di sviluppo del figlio e di spiegare il perché di eventuali divieti o proibizioni; accettano negoziazioni e sono pronti a mettere in discussione il proprio parere: le regole esistono, sono chiare e accessibili, e allo stesso tempo possono essere negoziate, se ci sono valide motivazioni. I genitori possono far ricorso a punizioni, ma ne spiegano ai figli i motivi, dandogli la possibilità di replicare e di esprimere la propria opinione. Questi bambini crescono con una buona fiducia in sé e una maggiore autostima rispetto agli altri, hanno maturità e responsabilità, competenza sociale, autonomia e rapporti positivi e di dialogo con i genitori, sono rispettosi delle regole delle regole, ma non le seguono passivamente, le interiorizzano e le fanno proprie. Costoro avranno minori difficoltà di relazione con i coetanei e saranno più competenti nell’esprimere e portare avanti le proprie idee.
Richiede rispetto e stabilisce regole adatte alle età, è affettuoso e coerente, non è invadente, incoraggia e promuove l’’autonomia, fornisce strumenti di comprensione del mondo, si assume le sue responsabilità e sa dire di no.
Genitore
Figlio
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Lo stile autorevole è correlato ad esiti sociali più adattivi.
“L’autorevolezza non è un bene che si può acquistare al supermercato e nemmeno una quantità che si ottenga automaticamente generando un figlio. E’ uno status che affonda la propria costruzione nell’intera vita di una persona. E’ una caratteristica che si conquista, è uno stile di rapportarsi, è presenza anche se non si è lì fisicamente in quel momento” (Andreoli 2004).
Gli stili genitoriali dipendono non solo dai genitori, ma anche dalla risposta del figlio. Influenza dell’ambiente, del momento storico e della qualità delle relazioni con gli altri membri del sistema famiglia.
Qual è l’utilità di dare dei limiti:
Riflettere sul proprio stile genitoriale significa riflettere sulle regole:
Come dare i limiti con uno stile autorevole
Il senso della punizione
Non è la punizione che conta, ma quello che comunicate attraverso il vostro comportamento (non occorre una mazza per schiacciare una noce).
Non è mai utile perdere le staffe. Un comportamento incontrollato genera paura sia nell’adulto che nel bambino.
Ma se qualche volta, come succede a tutti, dite o fate qualcosa che poi rimpiangete non è la fine del mondo (i veri traumi sono altrove…), il bambino imparerà che siete un essere umano e non un robot o un angelo.
Il modello che trasmettete è quello di una persona che riconsidera quello che ha fatto, si rende conto degli errori commessi, li ammette e chiede scusa.
L’importante è non venir meno alla vostra funzione di adulti.
Una punizione deve aiutare il bambino a imparare. La crudeltà insegna solo ad essere cattivi. La punizione deve mirare ad aiutarlo a riflettere di più.
Le punizioni sono veramente efficaci se promuovono lo sviluppo, quelle che terrorizzano o mortificano un bambino o lo costringono alla sottomissione non ne fanno certo un individuo sano.
La punizione è qualcosa di specifico e non comporta un giudizio globale sul bambino.
È importante che le punizioni siano messe in relazione con il bambino e non con voi.
Contrattare uno stile genitoriale comune
I due partner sono chiamati non solo a immedesimarsi nel compito di genitore e ad assumere gli atteggiamenti conseguenti a questo ruolo, ma devono anche contrattare insieme lo stile genitoriale da seguire. Dal punto di vista educativo, infatti, risulta fortemente confusivo il comportamento di due genitori che forniscono al figlio indicazioni e richieste assai diverse tra di loro.
Bibliografia
Gambini P. (2007), Psicologia della famiglia. La prospettiva sistemico-relazionale, Milano, Franco Angeli
Halsey C., I nostri figli-Domande e risposte, De Agostini
Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A. (2002), Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Bologna, il Mulino