La comunicazione è un aspetto essenziale della vita: tutti noi, attraverso una serie di segnali che si sono sviluppati ed evoluti nel corso dei secoli, comunichiamo costantemente con gli altri esseri viventi e con l’ambiente circostante.
Fin dalla nascita ci troviamo immersi come soggetti attivi e dotati di capacità comunicative all’interno di una situazione relazionale che coinvolge le nostre primarie figure d’attaccamento e, nello stesso tempo, siamo inconsapevolmente coinvolti in un continuo processo di acquisizione delle regole della comunicazione.
Comunicare significa esistere.
La comunicazione come relazione strutturante.
L’emittente non comunica al ricevente soltanto una quantità di informazioni: ogni volta in cui un individuo comunica qualcosa ad un altro, nell’atto comunicativo definisce se stesso, l’altro e la natura della relazione che li unisce.
In questa prospettiva si può definire la comunicazione come l’insieme delle relazioni che intercorrono e che si sviluppano tra gli individui e tra questi ultimi e il loro ambiente naturale.
Linguaggio Corporeo Analogico e Digitale.
Nell’interazione di ogni giorno non comunichiamo soltanto attraverso il contenuto espresso nelle parole, ma veicoliamo anche emozioni, intensità e passioni attraverso la cadenza, le posizioni del corpo e lo sguardo.
Nei caso di segni/segnali digitali, la relazione tra segno e significato è arbitraria e convenzionale: ad un segno arbitrario del codice facciamo per convenzione corrispondere un significato.
Il segno predefinito non può subire variazioni al di fuori di quelle permesse dal codice: nell’insieme dei numeri naturali, nella declinazione al plurale, nella scala degli aggettivi, si passa da un segno all’altro senza possibilità di vie di mezzo.
Nel caso di segni/segnali analogici il significato si assume per analogia al referente, ossia sussiste un’analogia, qualcosa che lega per similitudine il significante (il segno) al significato (il referente).
Quando comunichiamo veicoliamo, attraverso i messaggi, molto di noi stessi, della nostra interpretazione del mondo e delle cose, di noi stessi rispetto al mondo.
Questi contenuti possono essere idiosincratici, diversi per ciascuno di noi, dunque difficilmente codificabili- attraverso un linguaggio standard.
Piano del contenuto e piano della relazione.
E’ possibile distinguere, nella comunicazione interpersonale, tra “piano del contenuto” (ciò che si dice, espresso prevalentemente con le parole) e “piano della relazione” (come lo si dice): entrambi veicolano informazioni.
Tra ciò che esprimo con le parole (segnali digitali) e ciò che esprimo con il corpo (segnali analogici) vi può essere congruenza o incongruenza.
È importante sapere che la congruenza tra i due piani (contenutistico e relazionale) convince di più mentre l’insicurezza porta all’incongruenza e dunque a non essere creduti.
Il flusso di comunicazione
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Canali
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Sistemi |
Sottosistemi |
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UDITIVO-VOCALE |
Verbale |
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prosodico |
Ritmo |
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Velocità di eloquio |
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Intonazione |
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Forza vocale |
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Enfasi |
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Durata |
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paralinguistico |
Interruzioni dell’eloquio |
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Suoni non-verbali |
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VISIVO-CINESICO |
cinesico |
Aspetto esteriore |
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Dislocazione spaziale |
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Distanza interpersonale |
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Orientazione |
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Postura |
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Gesti |
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Espressioni del viso |
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Sguardi |
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MOTORIO-TATTILE |
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CHIMICO-OLFATTIVO |
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La comunicazione faccia a faccia permea tutta la vita sociale degli essere umani.
Non si tratta semplicemente di un passaggio di informazioni da emittente a ricevente; nella comunicazione interpersonale si realizza una circolazione di informazioni con flussi che vanno e vengono e si intrecciano. Il flusso da emittente a ricevente è continuo: chi parla non si limita a trasmettere un’informazione ma a un primo messaggio ne fa seguire un secondo, un terzo e così via.
Il flusso inoltre è reversibile. Il ricevente non è mai un puro ricevente: fa parte del ruolo di ascoltatore inviare costantemente feedback, cioè informazioni di ritorno sull’andamento della comunicazione.
Con vocalizzazioni, cenni del capo, espressioni del viso,… l’ascoltatore comunica se è attento, se comprende, se è interessato o annoiato, se è d’accordo, se ci tiene ad andare avanti o se vorrebbe chiudere il discorso.
Spesso il flusso di informazioni è anche reciproco o bilaterale.
I partecipanti si scambiano i ruoli di emittente e ricevente, a turno fanno da parlanti e ascoltatori. La reciprocità non va confusa con la semplice reversibilità, in cui l’ascoltatore si attiva per fornire feedback, ma resta comunque ascoltatore. Mentre la reversibilità c’è sempre, la reciprocità si trova solo in alcuni tipi di comunicazione faccia a faccia.
La comunicazione faccia a faccia è complessa anche perché chi parla invia all’ascoltatore molti segnali contemporaneamente.
La pioggia di segnali è dovuta al fatto che negli scambi faccia a faccia sono in funzione contemporaneamente due o più canali e un numero maggiore di sistemi e sottosistemi di comunicazione.
Tutto il comportamento è comunicazione quindi risulta impossibile non comunicare.
Tre Livelli di Comunicazione.
La comunicazione non è fatta solo di parole, ma anche di gesti e voce. E quando si parla di prima impressione, non è tanto quello che diciamo che conta, quanto “come” lo diciamo.
1. Verbale (7%) – le parole che diciamo. Si definisce attraverso l’uso della parola, del linguaggio e può essere orale o scritta.
2. Paraverbale (38%) – voce, ritmo, tono, intensità, pause, volume, velocità della voce: il modo in cui emettiamo le parole, il ritmo del discorso, il controllo dell’articolazione (balbettii, volume alto o basso, velocità,…), vocalizzazioni (piangere, ridere, sospirare), interlocuzioni (uhm, ehm, ripetere avverbi).
3. Non verbale (55%) – postura, gestualità, sguardo, mimica facciale, prossemica.
Per non verbale si intendono:
Lo sguardo è utile:
Gestualità:
per gestualità si intendono movimenti delle mani o di altre parti del corpo.
Le mani si usano per sottolineare ciò che sta dicendo o per chiarire meglio il contenuto del discorso;
i gesti del capo invece sono utili per incoraggiare chi sta parlando o esprimere approvazione.
Altri gesti, quali il toccarsi i capelli, il volto, le mani, hanno la funzione di allentare la tensione e controllare le emozioni. I gesti possono essere classificati in: gesti emblematici (simbolici come quello che indica l’alt), illustratori (gesti di commento alla parola), indicatori di emozioni, regolatori (che sincronizzano una discussione), olofrastici (sostituiscono un’intera frase).
postura:
quando ci sentiamo a nostro agio in una situazione manteniamo tutto il corpo rilassato, viceversa in una situazione di tensione si assume una postura simmetrica e rigida. La postura chiusa indica scarsa disponibilità, scarso interesse, ma anche senso di protezione e di riservatezza; la postura aperta indica disponibilità, ma anche vulnerabilità.
orientamento spaziale:
indica il livello di intimità, piacevolezza, ruolo, status. La distanza fisica tra noi e gli altri comunica la distanza sociale e relazionale. Possiamo distinguere tra quattro differenti zone:
contatto fisico:
mira a stabilire intimità e solidarietà (stringere la mano, baciare, prendere sottobraccio…).
Esistono contatti non funzionali alla comunicazione (mentre parlate con qualcuno questo vi sistema la maglietta, i capelli,…).
apparenza fisica e abbigliamento:
sono un buon indicatore del ruolo sociale.
L’aspetto fisico, la statura, il modo di vestire, di muoversi incidono sull’instaurarsi di una relazione positiva.
silenzio:
in quanto assenza di parola, costituisce un modo strategico di comunicare e il suo significato varia con le situazioni, con le relazioni e con la cultura di riferimento.
In generale, il valore comunicativo del silenzio è da attribuire alla sua ambiguità: può essere l’indizio di un ottimo rapporto e di una comunicazione intensa oppure il segnale di una pessima relazione e di una comunicazione deteriorata.
sorriso:
promotore dell’affinità relazionale (impiegato al fine di stabilire e mantenere una relazione amichevole con gli altri) e regolatore dei rapporti sociali (la sua frequenza e intensità sono governate dal potere sociale e dal genere)
Riassumendo, le funzioni della comunicazione non verbale sono le seguenti:
Assiomi della Comunicazione
Primo assioma: non si può non comunicare.
Come il comportamento non ha un suo opposto poiché non esiste un non-comportamento, anche la comunicazione non ha un suo opposto, poiché ogni parola, ogni silenzio, ogni sguardo, ogni mancata risposta, ogni nostro atteggiamento comunica e molto spesso comunica più di quanto noi stessi immaginiamo.
Secondo assioma: ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione e il secondo classifica il primo.
Una comunicazione non soltanto trasmette l’informazione, cioè il contenuto, il “cosa” si comunica, ma anche ed al tempo stesso determina ed impone un certo tipo di relazione. Quest’ultima, infatti, definisce quale rapporto ci sia tra i comunicanti, quindi stabilisce “come” si comunica. Per esempio la frase “Sono le dieci del mattino” potrebbe apparire inequivocabilmente univoca, ma il modo ed il contesto in cui viene pronunciata chiariscono il messaggio sotteso ed il tipo di relazione esistente tra i comunicanti. Infatti, può essere una semplice risposta data da uno sconosciuto ad un passante che ha chiesto che ore sono; può essere l’esclamazione in tono di rimprovero del capo ufficio che nota il ritardo del suo impiegato; può essere il contenuto di una telefonata di un amico a cui avevamo dato l’incarico di svegliarci; può essere la voce di una persona cara che ci porta la colazione a letto; e tante altre cose.
In altre parole, la validità e l’efficacia di una comunicazione è decisa non solo da ciò che diciamo, ma anche e soprattutto dalla relazione all’interno della quale avviene la trasmissione del contenuto. Contenuti molto validi spesso rimangono inefficaci perché non c’è chiarezza sulla relazione: motivi futili e contenuti più o meno banali, infatti, possono innescare spirali di conflittualità quando alla base c’è una lotta (anche inconsapevole) tra i partners in interazione per la definizione della relazione (ad es. quando il vero problema è chi comanda, chi deve avere l’ultima parola, chi è più bravo, etc.).
Terzo assioma: la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.
Questo assioma è abbastanza rivoluzionario, poiché introduce il concetto fondamentale di feed-back. All’interno della comunicazione il feedback (o ‘informazione di ritorno’) riveste un’enorme importanza, poiché il processo di comunicazione non va più inteso come un processo unidirezionale e lineare, per cui l’emittente A invia un messaggio al ricevente B, e B risponde indipendentemente dal segnale ricevuto. Il III assioma, invece, afferma che il processo di comunicazione è una funzione ricorsiva, in cui il segnale inviato da A influenza in maniera determinante la risposta di B ed il nuovo segnale inviato da B, a sua volta, condiziona la risposta di A e così all’infinito. Da ciò deriva che indicare il punto di inizio di una comunicazione è abbastanza arbitrario e soggettivo. Un’evidenza di questo tipo si ha nei litigi, quando i contendenti affermano: “Hai cominciato tu!”, e l’altro risponde: “No, ti sbagli sei stato tu a cominciare!” e così via.
La cosa più importante è decidere di comunicare con responsabilità e soprattutto con desiderio costruttivo, provando ad imparare a non re-agire automaticamente agli stimoli e provando a comprendere che la percezione della realtà è sempre un processo soggettivo.
Un corollario di questo assioma, da sfruttare più spesso nella quotidianità, è che, se la mia comunicazione non produce il risultato desiderato, è la mia comunicazione che va rivista e, se è il caso, cambiata e non il ricevente che non capisce mai. Spesso, pur di non modificare le nostre abitudini “comunicative”, siamo capaci di trincerarci dietro comode difese con le quali pretendiamo che sia sempre l’altro a cambiare.
Quarto assioma: gli esseri umani comunicano sia con il modulo analogico che con quello numerico.
La comunicazione numerica corrisponde alla dimensione verbale, alla parola, per cui tra il nome e la cosa nominata viene a stabilirsi un rapporto arbitrario, detto convenzione semantica, in base alla quale, ad es., la parola di cinque lettere “g – a – t – t – o” denota un certo tipo di animale peloso, a quattro zampe, con i baffi, e così via.
La comunicazione analogica, invece, è ogni comunicazione non verbale, che sfrutta quindi i segnali del corpo, i movimenti, le espressioni, il colorito della pelle, le inflessioni della voce e tutti quei segni presenti in ogni contesto interattivo.
La comunicazione avviene quindi attraverso i due canali, verbale e non-verbale, che potrebbero trasmettere messaggi opposti (dico che sono sereno e, contemporaneamente, tamburello con le dita sul tavolo, o apro e chiudo velocemente una penna a scatto).
Quinto assioma: tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.
È simmetrica la relazione paritaria tra partner e quando la reazione dell’uno rispecchia quella dell’altro; è complementare la relazione in cui uno dei due partner è in posizione up e l’altro è down (es. docente-discente, medico-paziente, etc.). Perché la relazione complementare non generi conflitti è necessario che la complementarietà sia condivisa.