La teoria empiristica di Helmholtz (1867).
I dati sensoriali sono parcellari e vengono integrati nella percezione dell’oggetto grazie a meccanismi basati sull’esperienza passata. Questi processi diventano molto rapidi, automatici e agiscono sotto forma di inferenza inconscia: l’individuo in base all’esperienza passata compie una sorta di ragionamento inconsapevole, su base probabilistica, per completare le informazioni sensoriali elementari frammentarie.
La scuola della Gestalt.
La percezione secondo i teorici della Gestalt è un fatto “primario e immediato” (Koffka, 1935).
La percezione quindi non è dovuta a ragionamenti o inferenze su base probabilistica, ma risulta dalla dinamica delle forze del campo percettivo: questo processo di organizzazione percettiva intrinseca, di origine innata, è regolato da fattori o principi di unificazione. In virtù di questi fattori le parti di un campo percettivo vengono a costituire totalità coerenti (o Gestalten): emergono oggetti, “figure” che si stagliano sullo sfondo.
L’esperienza passata ha un ruolo decisamente secondario che non influisce sui processi di organizzazione del campo fenomenico, ma solo in alcune particolari condizioni (per esempio in alcune illusioni).
Il movimento del New Look.
Secondo i teorici di questo movimento l’organizzazione del mondo percettivo, oltre che da fattori strettamente percettivi, dipende da fattori personali come i bisogni, gli stati emotivi, le aspettative, le motivazioni del soggetto percipiente.
Si tratta di una prospettiva “funzionalistica”. Bruner (1957) verificò che i bambini poveri valutavano come più grande la moneta da mezzo dollaro (la quale aveva per loro un elevato livello di importanza) rispetto a un disco neutro di cartone delle medesime dimensioni: questo fenomeno non si verificava per i bambini più ricchi, abituati al denaro.
La teoria ecologica di Gibson.
Gibson (1966) rifiuta l’ipotesi dell’intervento dell’esperienza passata, di inferenze, di schemi mentali nel processo percettivo; rifiuta pure l’ipotesi della struttura innata dei processi percettivi che danno forma ad una stimolazione altrimenti caotica.
Egli ritiene che la stimolazione non sia caotica o indeterminata, ma che abbia un ordine intrinseco, legato alle reciproche relazioni esistenti tra gli stimoli stessi.
Gibson ha chiamato affordances tali “disponibilità” già presenti nella stimolazione. Il soggetto deve così solo cogliere le informazioni percettive già presenti nell’ ambiente circostante (approccio ecologico alla percezione) e non ha bisogno né di rielaborare né di integrare tali informazioni.
L’organizzazione percettiva
I fenomeni di unificazione percettiva o “Fattori formali” (Wertheimer, 1923)
Sono quelle tendenze umane a raggruppare insiemi di stimoli isolati - per dare loro significato - sulla base dei fattori di vicinanza, di somiglianza, di continuità, di chiusura, di pregnanza.
Vicinanza
Somiglianza
Simmetria
Parallelismo
Continuità o Buona Direzione
Chisura
Tali fattori favoriscono l’articolazione figura/sfondo e sono funzionali alla tendenza alla “Buona Forma” o Preganza, per cui a parità di altre condizioni vengono privilegiati gli insiemi di stimoli dotati di semplicità, ordine, simmetria, regolarità, stabilità.
La ridondanza percettiva
Le informazioni sensoriali sono molteplici e tra loro interconnesse: sono degli indizi che vanno a formare un insieme coerente e unitario o schema mentale.
L’attenzione selettiva nella percezione
Il soggetto percipiente seleziona alcuni elementi entro la moltitudine di informazioni, che riceve allo scopo di evitare il sovraccarico: cosiddetto effetto “cocktail party” studiato da Broadbent.
Le costanze percettive
Gli indici di profondità
Relazioni fra elemento e contesto
“Il tutto è diverso dalla semplice somma delle singole parti” (von Ehrenfels, 1980); e il contesto può modificare l’identità del singolo elemento (cfr. il fenomeno del mascheramento).