Integrative Holistic Body Emotional Sistem

Sessione 7


L'Empatia

Nella Mappa del Metodo Ihbes®, l'ultimo strato che completa l'io viene chiamato Empatia.

E' lo strato con cui ci relazioniamo con il mondo e con il prossimo. Per questa ragione vi dedicheremo una particolare rilevanza.

L'Empatia è la capacità di immedesimarsi nell’esperienza emotiva altrui, ovvero di mostrare una risposta empatica.

Costituisce la base della vita sociale.

L'Empatia è una motivazione forte che spinge l’uomo all’aggregazione sociale e lo aiuta a tessere legami affettivi con i propri simili.

E' un ottimo "lubrificante relazionale" che permette di avere un buon livello di tolleranza rispetto a comportamenti anche un po' discutibili del nostro prossimo, mantenendo comunque un sano confine.

L'Empatia appare quindi come la capacità chiave che interviene nelle relazioni interpersonali.

Tutti gli esseri umani sono dotati di questa qualità, o perlomeno è auspicabile.

 

Ma nell'uomo esiste ha anche una altra caratteristica ritenuta peculiare: il desiderio di essere accettati, benvoluti, apprezzati, stimati, adeguati, conformi, amati.

È legittimo, non è una debolezza, è un bisogno primario.


 

E' proprio la necessità di essere amati, benvoluti e la nostra predisposizione ad essere empatici che può far si che si sviluppi un meccanismo inconscio per cui l'Empatia si trasformi in Gentilezza Automatica.

 

Di contro, a seguito di diversi fattori, tra cui l'Indole, Vissuti che abbiano generato delusione, situazioni di vita che ci abbiano indotto a sentirci al centro del mondo, e numerose altre variabili, l'Empatia e i sentimenti che l'accompagnano vanno a perdersi o a stemperarsi dando origine ad un atteggiamto relazionale che definiamo Atteggiamento Egocentrico

 

Sia in un caso che nell'altro si generano dei disagi relazionali spesso importanti.
In un Percorso di Crescita Personale si cerca di riequilibrare i valori dell'Empatia.


La Gentilezza Automatica

Per prima cosa mettiamo in chiaro che non c’è nulla di sbagliato nell’essere gentili e magari anche altruisti e generosi, ma questo non deve diventare l'unico modo utilizzato per relazionarsi con il mondo soprattutto se a discapito del soddisfacimento delle proprie necessità.

 

Quando coesista un livello basso di autostima e una scarsa capacità di amare se stessi, nello strato più periferico dell'Io, l'Empatia viene sostituita dalla Gentilezza Automatica.

In questi casi il quarto strato della Mappa del Metodo Ihbes®, quello dell'Empatia, verrà rappresentato come un cerchio, molto spesso e denso.

 

E' una situazione abbastanza comune, un meccanismo inconscio, che possiamo osservare agito fin dalla nascita al fine di avere relazioni soddisfacenti e sicure.

Ad esempio I'ampio sorriso che il neonato ci regala non deriva dal fatto che gli siamo particolarmente simpatici, ma serve ad attirare la nostra attenzione di adulti: è una strategia di sopravvivenza.

 

Nella nostra esperienza di Consulenti Relazionali abbiamo spesso affrontato casi in cui la Persona porta il tema di aver dato tanto, di essere stato disponibile in maniera totale, di sentirsi in dovere di compiere veri e propri sacrifici per soddisfare i desiderata del partner, o dei figli, o dei genitori, o di colleghi, o anche di tutti quanti.

Ora, racconta di essere letteralmente sfinito e contemporaneamente non riconosciuto per quanto fatto.

 

Si tratta di situazioni in cui la Persona vive e si relaziona con un’alta percentuale di gentilezza automatica: è cioè arrivata all' Eccesso di Altruismo.


Prova insoddisfazione e frustrazione che spesso attribuisce a fattori esterni.

Giovanni: “Sono così buono, generoso e giusto e non capisco perché non vengo riconosciuto e sono lasciato”.

Giorgia: "Ho fatto e faccio tutto ciò che vuole, vado dove vuole lui, eppure non mi sento vista e mi sento sola".

 

Perché la situazione possa cambiare è necessario che la Persona si renda conto che il suo comportamento non deriva principalmente da generosità, amore o compassione, bensì dal bisogno, dalla necessità di essere visto, riconosciuto, amato.

Dalla convinzione che, per essere amato, occorra prima fare qualcosa per gli altri.

E' cioè necessario sradicare nella Persona l'idea di essere "buono, generoso e vittima dei cattivi e insensibili che sfruttano queste qualità".


 

Definizione di Eccesso di Altruismo

Potremmo definire l'eccesso di  Altruismo anche col temine Agency (termine già usato da Rosenberg nella teoria IBP), in quanto corrisponde a quella mentalità per cui una Persona non vive “in proprio”, ma per conto di qualcun altro.



Esattamente come un agente di commercio non opera professionalmente per sé, ma per conto di un committente.


Di qui il nome Agent per definire una Persona assoggettata a questo comportamento.

 

Utilizzeremo il termine Agent, in questo contesto, per comodità e sintesi, ma deve essere chiaro che non sottende nessuna classificazione o etichetta da attribuirsi a una Persona.

 

Come nasce l'Agency


Ci sono principalmente quattro strade che possono favorire il manifestarsi di questo fenomeno e spesso si intrecciano tra loro:


  • il vissuto pre-natale di non essere voluto/a o desiderato/a;

  • l'aver imparato, fin da piccoli, che possiamo venire amati soltanto se prima ci preoccupiamo degli altri e facciamo qualcosa per loro, per i genitori, per i fratelli, per gli amici e così via;
  • l'aver perso fiducia rispetto alle nostre percezioni, sensazioni ed emozioni;
  • la mancanza di autostima e amore per se stessi.

Nel primo caso è chiaro come le memorie pre-natali possano incidere sul livello di autostima che il soggetto sviluppa e che di conseguenza la vita inizi con un tentativo di "recupero", con uno "scusarsi di esistere".


Se non viene superata, la sensazione di non essere voluto o accettato, potrà accompagnare la Persona per tutta la vita.

 

Nel secondo caso incide invece il tipo di educazione ricevuta e tutti gli introietti su come ci si deve comportare per essere ritenuti "beneducati".


Un certo tipo di educazione tende a farci sentire invisibili, a non dare disturbo, a non manifestare la nostra presenza per non importunare o, ancora, a inculcarci l'idea che per poter entrare in relazione con qualcuno si debba essere perfetti.


"Non parlare troppo forte" - "fai passare prima la signora" - "lascia il gelato che rimane per tuo fratello più piccolo" - "dai un bacio al nonno, e anche alla nonna, e adesso allo zio" - "vieni qui che ti aggiusto il colletto, ecco, adesso sei proprio a posto per andare dalla maestra"...

La spontaneità tende così a essere repressa a favore di un comportamento sempre controllato e spesso artificioso.

 

Se la modalità soprascritta è forse oggi meno usuale, è sempre più in sviluppo la terza modalità di favorire l'insorgere di una percentuale troppo alta di gentilezza automatica: l'aver perso fiducia rispetto alle nostre percezioni, sensazioni ed emozioni.

 

Per spiegare come questo può avvenire vi racconteremo una storiella.


Lorenzo, cinque anni, sta giocano felice con l'aeroplano di legno di balsa che lo zio ha costruito insieme a lui.


L'hanno assemblato, colorato, hanno caricato l'elica con un potente elastico e adesso questo magnifico prototipo è in grado di fare voli sorprendenti.


Succede che, nella foga del gioco, Lorenzo inciampi e rotoli rovinosamente sul modellino riducendolo a un ammasso informe.


Tragedia!!!

Lorenzo in lacrime corre dalla mamma e dice: "Mamma, mamma si è rotto l'aeroplano, non so come ho fatto... Sono caduto e... si è rotto..." e piange disperato.

La mamma che in quel momento era intenta a preparare il menù per una cena tra amici, con un’alzata di sopracciglia, si rivolge amorevolmente a Lorenzo piangente dicendo: "Succede, non te la prendere, adesso mamma ha delle cose da fare, ma domani andiamo al negozio e ne compriamo un altro."

Ma Lorenzo sembra inconsolabile e replica: "Ma non c'è un altro aeroplano come il mio! Io e lo zio l'abbiamo costruito speciale, gli abbiamo anche fatto le rondini colorate sulle ali e l'elastico che abbiamo messo era molto, molto forte... Non voglio un altro aeroplano!"

La mamma, con un sincero intento educativo/consolatorio: "Adesso non fare i capricci, sei un ometto. Si è rotto e non ci posso fare nulla..."

Soprappensiero: "Domani vediamo, adesso fai una cosa: ci sono i tuoi amichetti che giocano al pallone nel giardino qui davanti, vai a giocare con loro, vedrai sarai contento. Io adesso esco, fai il bravo."

 

Lorenzo è perplesso e addolorato, profondamente arrabbiato, dispiaciuto per la perdita dell'aeroplano, ma intenzionato a non turbare più di tanto la mamma ("non fare i capricci").

Tra sé "non faccio i capricci io! Sono un ometto!".

In preda a queste emozioni e sensazioni contrastanti e confuse alla fine esce in giardino, dove gli amici lo invitano a giocare con loro a pallone.


Tra sé "la mamma dice che giocando mi passa, di solito ha ragione, ma io sono proprio arrabbiato adesso".

Poco dopo, il nuovo gioco avvince Lorenzo che si dimentica del dolore precedente; almeno non lo sente più così forte.


 

È una storia banale, vero? Una storia di ordinaria consolazione? Ok, ma cosa è successo?

 

Lorenzo è stato indotto a non dare valore alle sue emozioni, sentimenti, desideri in quanto non accettabili in quel momento.


Lorenzo ha dovuto, per essere gradito alla mamma, sostituire il proprio sentire con quello della mamma e dare valore a quest'ultimo.
 Facendo questo, in fondo, si è trovato bene, la mamma aveva ragione.


 

Lorenzo oggi ha imparato che non si può fidare delle sue emozioni, percezioni sentimenti, desideri: altri sanno più di lui.


Se non si libererà da questa convinzione, Lorenzo da adulto, utilizzerà una percentuale di gentilezza automatica decisamente troppo alta in quanto non sarà mai sicuro di se stesso, avrà un livello di autostima piuttosto basso e di conseguenza diverrà bisognoso del riconoscimento, del consenso e dell’affetto del prossimo.


Per ottenerlo sarà indotto a dare più del necessario o a mistificare i propri sentimenti fino a sfinirsi.

 

Una parentesi.

Durante i nostri Corsi, quando raccontiamo questa storiella, di solito tra i partecipanti sorge la domanda: "Ma la mamma cosa avrebbe dovuto fare?"


La risposta è semplice: in primo luogo avrebbe dovuto trarre un respiro profondo e almeno per un momento entrare in contatto con Lorenzo. (Essere empatica)

Percepita la disperazione del piccolo dare valore a questa disperazione, non deviarla o soffocarla, ma rispecchiare: "Vedo che sei molto dispiaciuto per la perdita del tuo aeroplano... Mi dispiace, ti comprendo..."


In questo modo Lorenzo si sarebbe sentito "preso sul serio" visto nella sua difficoltà e accettato.

Gli si sarebbe permesso di rimanere in contatto con le sue emozioni e sentimenti feriti, di sentirli fino in fondo.

A questo punto la mamma avrebbe potuto aggiungere: "C'è qualcosa che posso fare per alleviare il tuo dolore?" e di fronte alla resistenza di Lorenzo a rinunciare al suo legittimo dolore, allora: "Forse ho un suggerimento da proporti, che non risolverà il fatto che non hai più il tuo bel aeroplano, ma oggi è una bella giornata e in giardino..."

 

È probabile che il risultato sarebbe stato il medesimo in entrambe le situazioni, ma nel secondo caso Lorenzo e i suoi sentimenti sarebbero stati rispettati.


Lorenzo avrebbe compreso di potersi fidare delle emozioni provate e di poterle esprimere senza paura.

 

Per quanto riguarda la mancanza di autostima e amore per se stessi è chiaro che indurranno a comportamenti di sudditanza al fine di ricevere dall'esterno quelle rassicurazioni che non si è in grado di darsi da soli.

Imparare a volersi bene e a riconoscere i propri punti di forza e fragilità, dando valore ad entrambi, è un altro obiettivo primario di un Percorso di Crescita Personale.

 

Come riconoscere l'Eccesso di Altruismo


Dal momento che l'Eccesso di Altruismo è, come detto, un comportamento inconsapevole non è facile comprendere quando viene messo in atto in quanto agire il medesimo può sembrare naturale, logico, persino doveroso.


 

Vediamo prima quali comportamenti, forme di pensiero possono evidenziare, senza meno, l'Eccesso di Altruismo, trasformarci cioè in un Agent:

  • l’Agent ha spesso fretta, in quanto teme di sottrarre il tempo che dedica a una sua attività (anche lavorativa) ad altri;

  • se l’Agent una volta fa qualcosa per sé (il che avviene di rado) è subito assalito dai sensi di colpa e tormentato da rimorsi, perché presume che il suo bisogno abbia prevalso a danno di quello di un altro;

  • l’Agent in fondo si stima poco, perché altrimenti non sarebbe così dipendente dal suo partner e penserebbe di meritarsi il suo amore per quello che egli è e non solo per quello che fa;
  • l’Agent non riesce a dire “no!” chiaramente, anche quando questo sarebbe necessario per la sua integrità e il suo benessere;

  • per l’Agent è inconcepibile stare bene con se stesso da solo, o con un altro individuo senza fare qualcosa per lui/lei;

  • se non c’è nessuno di cui l’Agent si possa occupare, si apre un grande vuoto, un grande punto interrogativo, non sa più cosa fare della sua vita;

  • chi ama qualcuno può sempre scegliere se insistere o cedere a un conflitto di interesse, ma l’Agent non ha questa scelta: senza essere consapevole favorisce sempre l’altro, si subordina all’altro per automatismo. La sua motivazione profonda è la ricerca di contatto, di amore;
  • l’Agent non riesce a immaginare di poter amare se stesso, è sempre rivolto all’esterno. L’unica strategia che conosce è quella di aiutare;

  • l’Agent è poco consapevole di quello che succede in lui, dei suoi giudizi, dei suoi pensieri, delle sue sensazioni, della sua sessualità, del suo benessere;

  • l’Agent dice bugie carine: quando annuncia “Ci penso io!” all’interno c’è preoccupazione;
  • l’Agent è poco consapevole di quello che dà e quello che riceve gli sembra sempre abbastanza.


Fatti salvi questi comportamenti che denotano chiaramente la posizione di Agent, molte volte l'Eccesso di Altruismo si manifesta con modalità molto più sottili, ed essendo, lo ripetiamo, un atteggiamento inconscio non è possibile riconoscerlo razionalmente.


 

Anche una percentuale ridotta di Agency può essere sufficiente a far sì che si verifichi l’accumulo, spesso silenzioso, di rancori, rivendicazioni, aspettative che pian piano uccidono l’autenticità del rapporto.

 

Per renderci conto se stiamo agendo con una percentuale troppo alta di Agency è utile osservare se sono presenti, nel nostro modo di agire o di pensare, le situazioni o le percezioni elencate di seguito a titolo non esaustivo di esempio.

Possiamo imparare, attraverso l'ascolto dei correlati psico-corporei, a identificare i modi in cui l'Eccesso di Altruismo interferisce nelle relazioni affettive, lavorative, amicali.


Se ti relazioni nella tua vita con percentuale alta di Agency

Nelle Relazioni:

  • senti un grande bisogno di armonia e di contatto;

  • sei dipendente da un contatto benevolo e dall’essere accettato;

  • frammenti facilmente e velocemente quando questo contatto viene minacciato, oppure quando senti repulsione manifesta da parte di qualcuno;

  • senti forti sentimenti di gratitudine quando qualcuno riesce ad arrivare al tuo essere interiore, fa qualcosa per te, ti fa un regalo senza che tu te lo sia dovuto guadagnare;
  • sorridi molto frequentemente, anche quando non è necessario, anche mentre comunichi qualcosa che dovrebbe, a tuo dire, farti soffrire;
  • nel caso di repulsione o di inimicizia non sei in grado di tutelarti abbastanza, almeno finché arrivi al punto in cui sarai così deluso da questa persona da lasciarla perdere;
  • in presenza dell’altro il tuo livello energetico diminuisce;
  • permetti di essere manipolato;

  • vuoi far stare bene gli altri;

  • sai leggere i pensieri degli altri, senti cosa fa bene agli altri;
  • non sai dire di no serenamente;
  • metti partner, figli, amici su un piedistallo e li difendi a oltranza;

  • devi restituire subito qualcosa quando lo ricevi;

  • vai oltre i tuoi limiti nella relazione;

  • dai alla protezione della relazione un valore più alto rispetto al tutelare le tue necessità;
  • ti è difficile avere pretese o confrontare qualcuno;
  • fraintendi facilmente un “no” verso qualcosa che a te piacerebbe fare come una svalutazione;

  • ti è difficile accettare i dissensi per quello che sono (cioè opinioni contrastanti) e cerchi di trovare un consenso;

  • non sopporti liti in famiglia o tra amici e consideri un tuo compito quello di ricucire lo strappo, di mediare;

  • ti è difficile chiedere qualcosa alla persona amata e ciò diventa quasi impossibile quando questa persona è bisognosa, malata, difficile, pretenziosa o incalcolabile.
  • annebbi la tua percezione nei momenti in cui ti accorgi che il partner, il figlio/a, il caro parente o l'amico/a mostra i suoi lati negativi;

  • percepisci quello che riesci a percepire, però abbellisci la percezione e trovi motivi o scuse sul perché il partner o altri hanno agito in un modo negativo;
  • sei molto tollerante rispetto alle scortesie, le contrarietà che altri mostrano nei tuoi confronti;

  •  ti è difficile formulare i tuoi bisogni e i tuoi desideri, in particolar modo quando ti accorgi che turbano qualcuno oppure sono contrapposti ai desideri del tuo partner, figlio/a, caro parente o l'amico/a;

  • hai la tendenza di addossarti il dolore e la sofferenza nel mondo;
  • 
non sopporti il dolore, il patimento e i lati oscuri degli altri;

  • diventi subito attivo per eliminare, risolvere, o combattere le sofferenze
  • 
diventi cieco di fronte agli atteggiamenti manifesti dell’altro e non lo ritieni responsabile per le azioni con le quali si è auto-inflitto la sofferenza;
  • proteggi l’altro, lo difendi e tendi a spiegare i perché del suo atteggiamento;

  • tendi sempre ad aiutare e a proteggere il tuo partner o i tuoi figli, anche quando approfittano di te, o sono pigri, non si impegnano, quando sono ritrosi con te e con altri;
  • non dici delle vere e proprie bugie, ma tendi ad abbellire la realtà e a trascurare la tua realtà interiore;

  • non riesci a essere sincero con il partner o con le persone amate e dire apertamente quello che pensi di loro;
  • quando supponi che altri potrebbero sentirsi feriti o offesi dalle tue considerazioni ti ritiri: così facendo li “proteggi” da comprensioni spiacevoli, in modo tale che non debbano cambiare;

  • cerchi di non creare problemi, ti mostri più disponibile di quello che sei realmente;
  • non esprimi i tuoi bisogni, pretendi poco per te stesso, dici “sì” più spesso di quanto lo vorresti;
  • ti è più facile essere onesto quando l’altra persona non è presente.

Nel corpo:

  • provi spesso eccessiva stanchezza;

  • senti che l’energia va verso l’alto e non avverti come solide le gambe;

  • provi sovente un senso di vuoto nello stomaco;
  • soffri di cervicalgia;
  • il tuo respiro è spesso appiattito.

Nella Mente e nel Cuore:

  • ti senti spesso confuso e sovraccarico di responsabilità;
  • provi un senso di vuoto e di solitudine;

  • in fondo pensi di essere sbagliato;

  • ti senti in colpa senza avere colpa;
  • senti di non avere diritto a vivere la tua storia personale;
  • vuoi o devi piacere;

  • vuoi fare le cose in modo giusto.

Autostima:

  • misuri l’autostima al successo e al risultato delle tue azioni;

  • nello stesso modo valuti il valore del prossimo in base al risultato delle sue azioni;

  • ti impegni per essere amato, “lavori” per guadagnarti l’amore;

  • cerchi spesso dal partner il messaggio “ti amo così come sei”, ma quando te lo dice ti è difficile crederci;

  • consideri i bisogni degli altri più importanti dei tuoi;

  • non concedi a te stesso gli stessi diritti che concedi a tutte le altre persone.

L’Agent è una Persona molto amichevole, sempre pronta ad aiutare gli altri; è anzi molto “sintonizzato” sugli altri, infatti una sua frase tipica è: “Se stai bene tu, sto bene anch’io; se tu stai male, soffro con te.”


Spesso fa per altri quello che pensa che faccia bene a se stesso.
 Ad esempio, se è teso chiede: “Chi vuole un massaggio rilassante?”

 

È importante sottolineare ancora una volta che l'Eccesso di Altruismo è una risposta inconsapevole e immediata: gli altri vengono sempre prima di noi e le loro necessità sono sempre più importanti delle nostre.


Il prezzo che la Persona paga è molto alto, e nella maggior parte dei casi, si fa notare verso la metà della vita, quando le forze cominciano a diminuire e ci si rende conto di essere letteralmente esauriti.

 

Gli accordi unilaterali Certo è normale, fare delle concrete azioni che dimostrino l’interesse per l’altro/a e aspettarsi in cambio espressioni di riconoscimento.

Meno funzionale è prevenire sistematicamente le necessità altrui.

Una delle caratteristiche più comuni dell'Agent è quella di contrarre accordi unilaterali: cioè ritenere di aver comunemente stabilito un accordo con l’altro mentre questi non ne è assolutamente a conoscenza.

Questo può generare grandi equivoci.


L’accordo unilaterale è un accordo per cui l'Agent presuppone, senza averlo verificato chiedendo esplicitamente, che l’altro dovrebbe essergli grato, dargli qualcosa in cambio, apprezzarlo per il tuo aiuto, anche se non richiesto.

L'Agent può arrivare a pensare che se una cosa viene data senza essere chiesta ha più valore rispetto a un desiderio palesato.


Alcuni esempi: "Ti riordino la camera e mi aspetto che tu sia felice" - "Ti compro un regalo a sorpresa e sono convinto che tu ti senta amato moltissimo."

 

Il lato oscuro dell’Agency


L’Eccesso di Altruismo si traveste da amore, ma è un amore che non rende l’amato autonomo e felice.


La strategia dell’Agent, di occuparsi del partner per ottenere il suo amore, ha anche un lato oscuro che nessuno guarda volentieri. Per assicurarsi l’amore del partner, l’Agent lo aiuta sempre dove può, ma al contempo, con la sua iper-protezione, non gli permette di crescere più di tanto, di diventare autonomo e di assumersi le proprie responsabilità, perché altrimenti la persona amata potrebbe diventare troppo autosufficiente e “liberarsi”.

 

Quindi l’Agent nel suo prendersi cura delle persone amate si preoccupa contemporaneamente di non rafforzarle troppo.


Quando la persona oggetto del suo interesse sta veramente bene, l’Agent inconsciamente prova il timore di perderlo, e mira a destabilizzarlo al solo scopo di poterlo poi recuperare.


Il lato oscuro dell’Agency è il disprezzo, il sentirsi superiore, nel senso di non aver fiducia nel fatto che l’altro possa farcela da solo.


Certo è difficile rimanere sereni quando qualcuno vicino a noi non è felice ma, come vedremo, con un atteggiamento di esagerato altruismo otterremo l’effetto contrario a quello desiderato, rischiando di bloccare completamente la possibilità di ripresa e autonomia della persona amata.

 

Super Agency è un’esagerazione di Agency e arriva prima del crollo.


È caratterizzato dal “non mi sono ancora impegnata/o abbastanza. Ho fatto tutto il possibile per colmare il vuoto che sente lui/lei, ma non basta ancora, devo ancora capire, così certo starà meglio”.


L’Agent sceglie sempre la relazione al prezzo di trascurare se stesso.

 

Alla fine

Le conseguenze
 del sacrificio continuo dei propri bisogni a favore di quelli dell’altro, la tendenza automatica a farsi da parte e a restringere il proprio campo di pensiero, azione, volontà ed emozione sono comportamenti insidiosi, poiché minano l’autenticità delle relazioni, le svuotano di Consapevolezza e riducono il piacere, la spontaneità e la passione.


 

In altri casi l'eccesso di gratitudine consente relazioni che si rilevano sicure, familiari, apparentemente invulnerabili, ma piuttosto sterili, poco autentiche e poco nutrienti.

 

Con il tempo chi si relaziona con un Eccesso di Altruismo rischia di perdere il suo fascino, la sua radiazione, la sua dignità e quel poco che gli è rimasto anche della stima del partner e degli amici.


Il partner, gli amici, continuano a rimanere più per comodità, che per vero amore o amicizia.

Il vero amore, il vero altruismo e la vera passione non presuppongono, infatti, di “dover sempre fare qualcosa di più” per guadagnarsi affetto e conferme.

 

Saranno la delusione, lo sfinimento e la frustrazione che riportano la Persona a riflettere su se stessa, obbligandola ad abbandonare la relazione per sopravvivere oppure a passare alla difesa caratteriale, rivolta contro la persona amata che diventa così il nemico numero uno.

Questo gioco logorante può durare molto a lungo, anche un’intera vita.


L'Atteggiamento Egocentrico

Quando il quarto strato della Mappa del Metodo Ihbes®, quello dell'Empatia, viene sostituita dall'Atteggiamento Egocentrico

verrà rappresentato come un filo, molto sottile e rigido, pronto a spezzarsi, lasciando entrae in azione lo strato del Carattere.

 

Quando il bambino nasce è naturalmente Egocentrico.
Si trova in un mondo sconosciuto, la sua sopravvivenza è legata all'affetto e alle attenzioni che riceve dall'ambiente.

Il neonato sentendosi al centro del mondo si sente rassicurato rispetto alla sua sopravvivenza.

Si aspetta cioè che gli adulti, i genitori, soddisfino i suoi bisogni.

 

Definizione di Atteggiamento Egocentrico

Potremo descrivere l'atteggiamento Egocentrico come una immaturità relazionale.

Da adulto la Persona continua a vivere il mondo come se questi esistesse per soddisfare le sue necessità, mai mettendosi nei panni dell’altro e degli altri, quasi non esistessero.

La conseguenza di questa situazione è che diventa difficile riuscire ad amare e a costruire relazioni autentiche e durature.

 

Come nasce un Atteggiamento Egocentrico

anche in questo caso si possono ipotizzare alcune situazioni che favoriscono il manifestarsi di un atteggiamento Egocentrico:


  • un Indole non particolarmente estroversa e empatica
  • genitori che si comportano come se il figlio fosse rimasto sempre un neonato
  • situazioni di vita che abbiano generato dolore e delusione generando la "sindrome del Cuore Chiuso"

Nel primo caso prendiamo atto che esistono Persone molto sensibili che provano empatia verso gli altri in modo spontaneo ed esistono anche Persone meno socievoli, più riservate, più selettive, forse un po' diverse dalla norma, ma non per questo incapaci di tessere delle buone relazioni.
In altre parole ci sono pro e contro sia nell'essere molto empatici che nell'esserlo meno. L'importante, per sentirci integri, è mettere in atto un comportamento coerente con la nostra Indole.

Per esempio è inutile pensare che sarebbe opportuno essere al centro di una festa, partecipare attivamente alle attività del gruppo, quando il nostro intimo desiderio sarebbe quello di essere altrove.

Altrettanto inutile è invidiare o cercare di imitare il "simpaticone" di turno e rammaricarci di non sapere essere come lui.

E' necessario accetttarci per come siamo, non deve esserci giudizio. Come abbiamo detto, l'indole va accolta come una nostra caratteristica intrinseca in base alla quale strutturare una strategia di vita il più possibile compatibile con essa.

 

Nel secondo caso, rendendoci conto di aver ricevuto un tipo di educazione che ci ha posizionato al centro del mondo, potremo vedere come sia poco funzionale alle relazioni questo tipo di percezione di noi stessi e, se lo riterremo opportuno, modificare le nostre modalità relazionali.

 

Il Cuore può chiudersi per delusione, per mancanza di fiducia, per paura, per solitudine, per disperazione e per tutte quelle situazioni in cui si smette di impegnarsi per dare un senso alla propria vita.

Il Cuore si chiude quando si smette di sognare, di entusiasmarsi, di meravigliarsi, di provare gratitudine.

In questa situazione, anche quando ci si vorrebbe interessare al prossimo, si incontrano delle resistenze avvertibili nella percezione sensoriale come un senso di estraneità, di non appartenenza.

La Persona vive la vita come fatta di immagini della realtà, piuttosto che della realtà stessa, come se stesse osservando fotografie scambiandole per reali paesaggi.

Le fotografie sono di certo meno stimolanti, meno vive della realtà e questo spiega come sia difficile provare e manifestare autentico interesse.

Quando la Persona si renda conto di avere il Cuore Chiuso, potrà avere inizio un processo di graduale riapertura dello stesso elaborando i Vissuti che hanno dato origine a questa situazione.


Se ti relazioni nella tua vita con un Atteggiamento Egocentrico

Nelle Relazioni:

  • senti un grande bisogno non essere disturbato;

  • hai una buona percezione di ciò che avviene intorno a te;
  • in fondo sei indifferente 
a ciò che succede agli altri;

  • desideri mostrarti autonomo anche se in realtà non lo sei del tutto;

  • ti ritiri quando vieni contraddetto;
  • sei molto riservato e geloso della tua privacy;
  • sei molto attento alle tue comodità;
  • nelle tue azioni manchi spesso di assertività;
  • ti annoi facilmente;
  • in alcune circostanze hai un atteggiamento spocchioso;
  • sei sovente silenzioso e poco partecipe;
  • non ami parlare di te;
  • qundo sei in compagnia ti piace metterti al centro per poi scomparire subito dopo;
  • sei poco paziente rispetto alle fragilità degli altri;

  • eviti di farti coinvolgere troppo nelle situazioni;

  • non hai molta fiducia nel prossimo;
  • pensi che se lo farai tu lo farai meglio.

Nel corpo:

  • ami risparmiare le energie per cui ti fermi prima di essere stanco;

  • sei attento a ogni piccolo malesere;

  • il tuo respiro è spesso poco profondo;
  • avverti un vuoto nel centro del petto, dietro lo sterno.

Nella Mente e nel Cuore:

  • fai fatica ad assumerti degli impegni o delle responsabilità;
  • senso di vuoto e di isolamento;

  • pensi che sia molto difficile capirti;

  • senti di avere pieno diritto a vivere la tua storia personale;
  • non sei interessato a mostrarti simpatico;

  • vuoi fare le cose a modo tuo.

Autostima:

  • ha una buona autostima a prescindere dai risultati che ottieni;

  • attribuisci valore al prossimo in base a tuoi parametri soggettivi;

  • non ti impegni più di tanto per essere amato;
  • cerchi spesso dal partner il messaggio “mi fido di te”;

  • consideri i bisogni degli altri qualcosa di cui non serve che tu ti occupi;

  • sei benevolo con te stesso.

Esercizio 7

Scrivi su questo Form le tue risposte.
Nonostante lo spazio appaia limitato puoi scrivere anche un testo molto lungo.

Nota: I campi con l'asterisco sono richiesti